La cosa che Giacomo odia di più al mondo sono gli imprevisti. Ha superato i quarant’anni, sta con Veronica da venti e hanno due figli, un maschio e una femmina. Va bene così, con un lavoro impegnativo, il pieno controllo di una vita familiare programmata e gestita da lui – con il supporto sicuro di excel – e un sentimento solido che si alimenta della stessa routine. Ed ecco che un giorno qualsiasi, rincasando dal lavoro, trova ad aspettarlo sua moglie seduta sul divano, accanto al suo nuovo compagno. È così che di fronte a un perfetto estraneo dall’aria gentile – calvo e un po’ sovrappeso come lui – va in scena la fine del loro matrimonio. Parte così un copione frizzante quanto amaro, degno delle migliori commedie francesi, dove si alternano disperato cinismo di Giacomo e sincerità cristallina di Veronica. A dare il ritmo alla narrazione sono soprattutto le battute sarcastiche e palesemente scorrette del protagonista, che tenta in tutti i modi di screditare l’amore appena nato con una certezza: tempo due anni, e qualsiasi palpito è destinato a esaurirsi.
“Fate quello che dovete fare fino al giorno in cui vi stancherete di essere novità l’uno per l’altro: vi scoprirete fogli ricopiati, apprezzerete di nuovo la routine con la vostra famiglia, il tempo in cui eravate meno schiavi dei sospiri, con meno battiti del cuore ma con la coscienza pulita”.
Parallelo all’azione scorre l’album dei ricordi di una vita insieme, raccontato a voci alterne. Le abitudini di una coppia ordinaria, con i bambini, le serie TV, il lavoro sicuro e fuori casa di lui e quello provvisorio e solitario di lei, l’efficienza maniacale di Giacomo, l’insoddisfazione crescente di Veronica, i molti silenzi.
“Chi sono io per te, Giacomo? È da tempo che vorrei chiedertelo, perché ti sei sostituito a me in tutto: sei stato padre, madre, marito, moglie, hai pilotato l’aereo delle nostre esistenze senza mai lasciarmi i comandi nemmeno per qualche istante.”
E poi i ricordi, belli, brutti, allegri, dolorosi. Una vita insieme che ha il suo peso anche se l’amore è stanco, anche se ci si fa male (forse) senza volerlo. Un tempo lungo in cui apparentemente inutili oggetti – una lampada a forma di fragola, un lumino di padre pio – diventano feticci e che quando il patto di coppia si rompe finiscono a Zagabria nell’affascinante Museo degli amori infranti che dà il titolo al romanzo (e che esiste davvero).“Caro museo, gli amori finiscono anche se i matrimoni continuano, se ne fregano di quali siano i nostri vincoli, le nostre convenzioni, loro finiscono nelle assenze”.
Sempre sul filo tra commedia e dramma, l’esordio di Fabrizio Bonetto ha gli ingredienti per un sublime testo teatrale, in pieno stile Carnage: una sola scena, quattro personaggi (già, perché a sorpresa ne arriva un quarto) una vita intera che scorre sullo schermo. Il romanzo è sostenuto da una scrittura brillante e da un sottotesto tutt’altro che superficiale, che tratta in modo diretto e senza sovrastrutture di quel che ancora resta della cultura patriarcale, di solitudine al femminile, di difficoltà palesemente rintracciabili nelle coppie degli anni duemila. La triangolazione lei-lui-l’altro diventa lo specchio di un malessere generazionale, di un dialogo uomo donna che non sembra davvero funzionare, dove l’ascolto dell’altro appare spesso carente.
“Ogni coppia ha due scelte: far nascere dei rami proiettati verso l’altro, trovare linguaggi, modi di stare assieme (…) oppure può continuare a far crescere i rami nella direzione opposta, aumentando per sempre una distanza che non si colmerà mai”.
L’autore riesce a rendere credibili le voci dei due protagonisti, proponendo – ed è la parte più preziosa del romanzo – un’analisi lucida delle attitudini maschili nei rapporti di coppia e una comprensione profonda per la donna contemporanea, spesso portatrice di verità e di nuovi equilibri.
Casa editrice: Accento edizioni
Pubblicato a: febbraio 2024
N. pagine: 160 pagine
Sull’autore: Fabrizio Bonetto è nato a Valdobbiadene nel 1974, è bancario per passione e scrittore per bisogno. Museo di un amore infranto è il suo romanzo d’esordio.

