Non anima viva è la storia di due sorelle adolescenti, Claudia ed Elvira, nate a meno di un anno di distanza, così vicine da crescere legate l’una all’altra come gemelle. Condividono la camera e, spesso, una scivola nel letto dell’altra per un po’ di conforto, per una piccola dose di affetto. Il padre, Pe’, diminutivo di Giuseppe, è sempre via per lavoro e quando torna non parla col cuore perché ha “la gola ostruita dal catrame”. Norma, la madre che mai viene chiamata mamma, è “gelosa della sua gioia ma amava condividere con noi il suo dolore”. Non una famiglia ideale, eppure per le sorelle funziona. Fino al giorno, un giorno di fine estate, in cui Norma esce di casa per non tornare mai più. Prende così le mosse un romanzo dove le due ragazze vengono catapultate nel mondo, che è più grande e sfaccettato della casa di campagna in cui hanno sempre vissuto.

È impossibile prendere bene le misure delle cose che stanno fuori dall’acquario, così come è impossibile sapere cosa accade in ogni angolo dell’oceano.

Così, da un giorno all’altro, arriva la famiglia paterna, un’invasione, che si era sempre tenuta ben lontana da Norma, così eccentrica e ribelle, di una stranezza selvatica che mette paura. In testa a tutti c’è Aurora, la nonna, che odia senza riserve la campagna dove vivono le ragazze e cerca di portarle via, come si farebbe con un bell’arbusto strappato durante una passeggiata e messo a dimora sul terrazzo di casa, con l’ingenua speranza che viva altrettanto bene lì. 

La accompagna lo zio Nenè, ma soprattutto il cugino Davide, seguito come un’ombra dall’amico Salvo: maschi che riproducono “i gesti, le ritualità e la voce dei loro padri”. Grazie a questi personaggi Elvira e Claudia si scoprono diverse: “più un aneddoto era scabroso, più Davide arrossiva mentre lo raccontava, più Elvira si faceva attenta e famelica”, mentre Claudia, coscienziosa, guarda da lontano, intuendo pericoli che non riesce a nominare. Elvira incarna l’eredità disobbediente della madre scomparsa, mentre Claudia, in quanto sorella maggiore, cerca di proteggerla. Non sempre però ci riesce. 

Ma in mezzo agli uragani c’era una ferita che invece di sparire cresceva e che un giorno avrebbe anche potuto vederci da fuori e ricordarci di quella volta che avevo lasciato Elvira da sola, credendo di proteggerla guardando da lontano, e invece era caduta.

L’esordio di Magda Inari per STC Edizioni racconta la sorellanza e la disobbedienza, la ribellione e il desiderio di essere accettati. La crescita delle protagoniste segue binari abbastanza prevedibili, ma l’intento di Inari non è certo l’eccentrico o lo straordinario. Si direbbe il contrario: sembra che abbia voluto scrivere una fiaba senza tempo e per questo sempre valida. Si capisce che ci troviamo nei primi anni Duemila per un veloce riferimento alla moda dei pantaloni a vita bassa abbinati a maglie corte (combinazione perfetta per mettere in bella vista l’ombelico); i telefoni cellulari esistono ma non sono ancora un accessorio imprescindibile. La stessa collocazione geografica è molto vaga: ci troviamo in Sicilia, alle porte di un paese poco distante dal mare, ma un nome non viene mai dato. Come dire: questa storia è avvenuta qui, ma sarebbe potuta accadere ovunque. 

È per questo che me ne sono andata, per darmi le mie regole, tracciare una traiettoria che niente avesse a vedere con Elvira, con l’impronta dei nostri genitori.

Quella di Elvira e Claudia è una storia di formazione che non segue un percorso lineare, ma un cammino fatto di anse, slanci in avanti e ripensamenti. Non è un caso se molte delle scene più significative del romanzo si svolgono nell’atrio della casa o nell’ingresso: sono tutte soglie, luoghi di confine che segnano il passaggio da un ambiente all’altro, da un’età all’altra. Magda Inari vuole raccontare proprio la scissione delle sorelle in due persone adulte distinte e mature e questo può avvenire solo nel momento in cui le due superano un confine che si fa materiale e tangibile nella porta di casa.

 


Casa editrice: STC Edizioni
Collana: Atrio
Pubblicato a: novembre 2025
N. pagine: 224

Sull’autrice: Magda Inari non esiste, è uno pseudonimo. Magda Inari vorrebbe che chi legge si soffermasse su quanto ha scritto: non crede in un’autorialità assegnata come etichetta, vuole che la carta viva a prescindere dalla sua presenza, almeno per ora.