Se vivere senza dormire fosse una possibilità concreta, cosa sceglieremmo? Rinunciare al sonno per avere in cambio più tempo, o continuare a sognare, accettando che una parte della nostra vita sfugga per sempre al controllo? Non dormire e sogna non offre una risposta, ma ci mette davanti a un imperativo paradossale, che non evoca né sonni tranquilli né paradisi onirici.
La storia del romanzo d’esordio di De Alteriis si muove tra Napoli e il Wisconsin, dove ha sede il Neuroscience Institute of Consciousness and Sleep, laboratorio d’avanguardia di ricerca sulle neuroscienze del sonno. Una prima persona racconta la vita di Peppe il Sorcio: disoccupato, intrappolato in una forma estrema di dipendenza digitale, capace di trovare brevi momenti di felicità solo nel cibo spazzatura e nelle notifiche del suo smartphone. Alla narrazione in terza persona è invece affidato Salvatore Russo, detto Peppe il Cane, brillante ingegnere biomedico trasferitosi negli Stati Uniti per muovere il primo passo della sua carriera presso il NICS.
“Le persone che non usano il NeuroSleeper vivono nel rimorso,” disse Rosalyn. “Quando ad esempio leggono un romanzo o si divertono in compagnia, lo spirito della produttività li punisce e li scuote per riportarli all’ordine e alla ragione. Al contrario, quando lavorano, sentono il richiamo dello spirito della creatività, della socialità, dell’ebbrezza, che li distrae dalle loro occupazioni, implorando di essere appagato. Uno spirito che chiede loro di dare ascolto all’unica cosa che conta davvero, che sicuramente, dice loro, non è il ragionamento.
Il risultato è che, sia che scelgano la via della razionalità sia che scelgano quella dell’irrazionalità, le persone non lo fanno mai con convinzione. Si lamentano, sia di non essere abbastanza produttivi nella vita sia di non guardare abbastanza film e di non avere abbastanza amici.
Grazie a noi invece riuscirai a essere straordinariamente coerente.”
È presso l’istituto che prende forma in segreto l’ambizioso progetto al cuore del romanzo: il NeuroSleeper, dispositivo che promette di rendere la mente operativa ventiquattr’ore su ventiquattro, eliminando del tutto la necessità di dormire. Una scoperta dalle enormi potenzialità mediche, ma perseguita con metodi non del tutto cristallini. Eppure Peppe il Cane, così come i colleghi Rosalyn e Matías, non dubita per un attimo della direzione impartita da G., misteriosa figura artefice di quest’intuizione geniale.
C’è un solo modo per sperare che l’idea abbia un seguito: pubblicare il più possibile, produrre risultati in tempi sempre più brevi, trasformare ogni esperimento in un articolo scientifico. In un sistema che misura il valore umano in termini di produttività, il NeuroSleeper diventa insieme il problema e la soluzione. Ma se ogni ora della nostra esistenza può essere ottimizzata, cosa resta della nostra umanità?
“Te l’ho detto prima, la Scienza a volte ci richiede di provare dolore. Per capire la natura dobbiamo lacerare la carne e addentrarci nelle sue ferite, e a volte fa male come se le ferite fossero le nostre. Ma è solo mettendo le mani nei grumi cerebrali, è solo sentendo l’odore del sangue e dei tessuti che capiremo il cervello e lo cureremo. Cureremo il Parkinson, l’epilessia, l’Alzheimer e i problemi del sonno. È questo il tuo sogno, giusto? Quello che ti ha portato fin qui.”
Il parallelismo tra i due personaggi principali non è l’unico gioco di rimandi costruito da De Alteriis, che dissemina il testo di continue similitudini tra esseri umani e cavie da laboratorio. Il Golden Gate Bridge, ad esempio, sfondo della scena iniziale in cui Peppe il Cane sacrifica un topo, riappare con un inquietante corrispettivo negli studi cinematografici dove il NeuroSleeper viene testato sugli esseri umani: un paese dei balocchi dove scenografie artificiali, cibo gratuito e intrattenimento trasformano i volontari in partecipanti inconsapevoli di un esperimento.
Non dormire e sogna unisce elementi di fantascienza, satira contemporanea e riflessione filosofica proponendoli con una scrittura agile e fluida, capace di saltare con naturalezza e rapidità tra personaggi e dimensioni narrative differenti. La penna di De Alteriis mantiene sempre una sorta di distacco clinico dagli eventi che racconta, eppure lo fa attraverso una lingua familiare e realistica, capace di adattarsi ai diversi registri e di giocare continuamente col lettore.
La struttura stessa del romanzo sembra voler fare del sarcasmo sulle ridotte capacità di attenzione del nostro tempo: i capitoli sono suddivisi in sezioni che portano spesso il titolo di canzoni famose, a loro volta frammentate in paragrafi brevi e agili, rendendo il tutto estremamente fruibile. A voler fare complottismo letterario, si potrebbe addirittura sospettare che quest’opera prima sia un esperimento narrativo segreto sul nostro rapporto con l’attenzione, il tempo e la coscienza.
Editore: Bompiani
Collana: Narratori italiani
Uscita: gennaio 2026
Pagine: 320
Sull’autore: Nato a Napoli nel 1998, Giuseppe de Alteriis si è laureato in Ingegneria dell’Automazione all’Università Federico II e ha un master in Neural engineering presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Vive a Londra ed è dottorando in neuroscienze computazionali presso il King’s College London.

