C’è una casa in questa storia, come c’è una casa nella storia di tutti, prima o dopo. Ci sono una casa sulla collina, una nonna bislacca e un po’ naïf, un padre fanciullesco con un dolore adulto nascosto in pile ordinate sotto al materasso. Ci sono una croce di ferro in cima ai rovi, un fulmine, molti fiori di campo; c’è sempre vento; c’è un’altra casa accogliente, e poi ci sono una capra e una bambina. 

L’esordio di Beatrice Benicchi per Feltrinelli Gramma racconta la storia di Anna – Annetta, pagnotta – che conosciamo da piccola, nel momento preciso in cui tutta la sua vita si ribalta. Una rivoluzione profonda, che la porta dalla città alla campagna, dalla casa dei suoi genitori a quella di sua nonna, mentre la sua famiglia si sfalda e, più del fulmine che l’ha colpita da bambina, fa di lei un esserino magico, per cui improvvisamente esistono un prima e un dopo. Cammineremo con lei, voce narrante, sguardo profondo, attraverso gli anni della sua infanzia e della sua giovinezza, in un romanzo promettente, umano e caldo.

“Così ci trasferiamo dalla nonna con un giorno di ritardo. La strada verso la casa si allunga ogni minuto che passa e io guardo tutti i cancelli e tutti i tetti e tutti i giardini per capire se la riconosco in anticipo, perché anche se ho solo otto anni e mezzo so che le cose che ci devono appartenere ci appartengono già.”

Non per cattiveria mette in scena una vicenda che, a riassumerla in poche righe, potrebbe sembrare un po’ quella di molti e un po’ no, perché in fin dei conti tutte le vite si assomigliano: due genitori che si separano, un dolore – oppure anche l’inverso, in un’equazione leggibile anche al contrario -; una bambina che cresce, la casa che cambia, nuovi posti in cui tentennare, sviare e continuare a vivere. Niente di nuovo, se non fosse per la risposta a una domanda fondamentale: come?

Com’è che agisce questa separazione? Come si comportano il prima e il dopo di questa storia? E quando si sversano l’uno nelle acque dell’altro, ancora, almeno un po’, si somigliano? E poi: come ci si rompe diversamente, nella tenaglia del dolore? Quale materia chimico-fisica compone i personaggi? Con quale diverso grado di malleabilità? Coerente col personaggio o inaspettato come una nuova conquista? 

“Nella casa arriva il buio del pomeriggio, un’oscurità lenta e continua che risucchia pian piano i contorni.”

In Non per cattiveria una storia universale assume la forma dell’individuo, del particolare, dell’unicità genetico-familiare che fa la persona, grazie a una solidissima costruzione emotiva – fondata, ragionata, autentica – e a un’aura luminosa che informa con unitarietà il romanzo, irradiandosi attraverso la vita che continua, si impiglia, che sporca; attraverso il vento che si alza e scompagina le carte; attraverso apparizioni, microstorie, luci calde, il verde del bosco; attraverso lo sguardo che si posa con profondità su piccole cose; attraverso la solitudine e piccoli, grandi colpi di testa.

La scrittura di Benicchi riesce a fare tutto questo: a individuarsi nel respiro vivo delle persone che abitano la storia. Lo fa intrecciando bene le vicende, i tempi, il racconto e costruendo personaggi vividi, fuori dal comune eppure credibili, nonostante la deformazione del disegno a carboncino che a volte li trasfigura per puro gusto di leggerezza o per affetto. Il tono è quello di chi osserva la vita con curiosità, con lo spirito di chi canticchia sottovoce, in macchina, con un gomito fuori dal finestrino.

“Le capre del Tennessee quando sono spaventate svengono. Si irrigidiscono tutte per uno strano effetto muscolare e poi cadono a terra zampe all’aria. Rimangono immobili per un massimo di quindici secondi, come fossero morte stecchite. La paura, le forti emozioni, lo stress, l’ansia, il dolore, gli orgasmi, lo smarrimento. (…) Io sono una capra senza recinto. A muoversi senza confini finisce sempre che svieni.”

Pagina dopo pagina, è come se il romanzo si aprisse a un’immagine di levità un po’ scanzonata, con qualche punta di tristezza, che allargando lo sguardo arriva ad abbracciare l’intero di un universo miniaturizzato, amato, come certi spettacoli di diorama prospettici. Come gli universi piccoli e vagamente sentimentali chiusi nelle palle di vetro in cui, in ogni stagione, a volerlo, si ripete il miracolo della neve.

 


Casa editrice: Feltrinelli Gramma
Pubblicato a:  settembre 2024
N. pagine: 288

Sull’autrice: Beatrice Benicchi è nata a Lucca nel 1995 e vive a Rimini. Ha lavorato come copywriter e fa parte del progetto editoriale Inland, magazine indipendente con base a Copenaghen, dove pubblica reportage di viaggio da luoghi estremi del mondo. Non per cattiveria è il suo primo romanzo,