Loris ha cinquant’anni, è un uomo ordinario, non ha grandi progetti né grandi ambizioni. Gode spesso della compagnia di altri poveri diavoli che, come lui, ammazzano il tempo nel bar del paese, tra una bestemmia e qualche bicchiere. Di mestiere fa l’autotrasportatore. Sulle note di Lucio Dalla, batte le strade tra Gorizia e Trieste e ha da poco scoperto di poter estendere gli affari anche in Jugoslavia.
Il romanzo si apre su una scena d’infanzia del protagonista: Loris ripercorre con il pensiero i sentieri solcati dal padre sul confine orientale.
Arduino Degrassi, un uomo scontroso e di poca pazienza, insegna al figlio come muoversi tra i boschi, a conoscere ogni faggio, ogni sasso e ogni sentiero a occhi chiusi, a fidarsi solo dei suoi piedi, perché – dice – “i piedi, quelli non ti tradiscono”. La conoscenza dei luoghi, tramandata dal padre, sarà per Loris salvezza e, al contempo, condanna.
“Conosco questi boschi e questi altipiani che neanche nostro Signore che li ha creati”
Alla morte di Arduino, la madre di Loris, Ida – una maestra in pensione, stimata da tutti, meritevole di aver tirato su alcuni tra i migliori giovani del paese – aiuta il figlio a rimettersi in sesto dopo un matrimonio fallito e qualche debito seminato qua e là. Sarà lei, infatti, “la mamma, la sua Madonna, l’icona della Beata Vergine Maria” – alla quale rimanda il titolo del romanzo – a gestire l’attività lavorativa. Tra un’imprecazione e una preghiera, Loris e Ida cercano di mettere da parte un bel gruzzolo, per estinguere il mutuo e per poter ricominciare.
Personaggio cruciale, austera e senza scrupoli, Ida nasconde un lato oscuro che viene rivelato a poco a poco al lettore.
La storia del protagonista scorre in parallelo, fino ad intrecciarsi con quella di Adnan e Nadir, due profughi siriani. Il compito di Loris è semplice: far varcare loro il confine.
Una serie di incontri imprevisti, però, arriva a ingarbugliare la vita del protagonista e a rovinare i piani di mamma Ida: Branka, Josip, Marietto, il dotôr…sono i personaggi che sconvolgono le pagine del romanzo e che conducono la storia a una piovosa notte del giudizio, che si inserisce perfettamente in un finale tanto avvincente quanto inaspettato.
“Quella notte tutti avrebbero avuto quello che si meritavano”
Andrea Mella catapulta il lettore sul confine, in un bilico costante tra umanità concessa e umanità negata, tra sacro e profano, devozione e blasfemia.
Attraverso una prosa che non lascia spazio a fronzoli letterari, l’autore restituisce un potente quadro della vita di frontiera, intrecciando l’esistenza di chi sta oltre il confine e di chi è disposto a tutto pur di oltrepassarlo. Complici le minuziose descrizioni geografiche, che mostrano una profonda conoscenza dei luoghi da parte dell’autore, l’atmosfera che il lettore respira è quella dei sottoboschi friulani:
“Un profumo che lascia nei respiri una scia di resina, e che può tranciare il fiato”.
Nostra Signora della frontiera è un romanzo di confini umani, geografici e religiosi, tagliente e inaspettato, che riflette sulla tensione tra destino e libero arbitrio, aprendo al protagonista l’opportunità di conoscere – finalmente – sé stesso.
Casa editrice: Bottega Errante Edizioni
Collana:La Rumore Bianco
Pubblicato a: agosto 2025
N. pagine: 272
Sull’autrice: Andrea Mella è un autore friulano. Vive nel trevigiano, dove raccoglie storie di confine. Nel 2018 pubblica la raccolta poetica Il misantropo dei Sargassi (Foglio Clandestino). Nostra Signora della frontiera è il suo primo romanzo.

