Un prologo affascinante e potente apre ‘O Cane, romanzo d’esordio di Luigia Bencivenga, menzione speciale al Premio Calvino nel 2023, pubblicato da Italo Svevo Edizioni: nel XVII secolo a Ilias, “borgo popolato da disgraziati”, cittadina immaginaria del Regno di Napoli, si rifugia la nobildonna Jolanda de Olivares. A suon di preghiere e digiuni, durante l’eremitaggio mistico in una torre semivuota vista mare, Jolanda scriverà un libello in napoletano in cui disquisisce sulla vera natura del Messia — secondo lei a metà tra il divino e il canino — e profetizza la venuta del cane buono e santo tra l’anno 2000 e il 2030.
“Infine, come si conviene a un messia che si rispetti, odoroso di viole, il cane ascenderà al cielo. Nulla sarà più come prima, gli uomini si schiaffeggeranno allo specchio, i figli godranno della sofferenza dei padri e la terra sparirà, risucchiata dalla sua stessa malvagità”.
Definita la cornice, voltiamo pagina. Ancora a Ilias, ma nel 2015: il professor Sauro Consilia, direttore del carcere sperimentale Dostoevskij, viene aggredito la notte del 16 giugno sulla collina dei voyeur; Garryowen (lo ricorderete nell’Ulisse di Joyce), il cane buono che lo trae in salvo, sarà ucciso con tre colpi di pistola da una guardia giurata; Mimì Nasone, il suo padrone, meglio noto come Figlio delle Stelle per via del tatuaggio che ha sull’occhio destro (in omaggio a Paul Stanley, voce dei Kiss), è costretto a confrontarsi col proprio passato mentre va cercando la verità su quanto è accaduto. Nel frattempo una misteriosa moria di cani colpisce la città.
“Un lungo ululato esprime la richiesta di prenderla con sé in cielo o, con superiore realismo canino, di aprire una voragine nel magma soffice del dolore dove tuffarsi, tirandosi fuori dal mondo per sempre”.
Prima ancora di scrivere, Bencivenga ha disegnato la mappa nitida di Ilias, metafora della città di provincia, napoletana e non, tenuta assieme da rapporti “do ut des” di tipo mafioso, e ha fatto in modo che a ciascuno dei tre quartieri più grandi corrispondesse un tipo differente di umanità. Il Belvedere è la parte ricca, il quartiere del potere dove i residenti, manipolatori e abusanti, vivono il lutto per la fine dei loro cani col pedigree in maniera malsana, disfunzionale (splendide le pagine iniziali della festa in cui l’autrice presenta alcuni personaggi, tratteggiandone il carattere e i vizi in poche righe, con precisione e ironia). Case Rosse è zona brutta, povera e popolare, i cui abitanti “messi all’angolo dalla vita già sul nascere” si destreggiano tra droghe, gioco d’azzardo e alcolici scadenti, ma ridono, amano, vivono. Infine c’è Cala Renella, luogo dell’ incertezza vietato dai preti e dai genitori, dove tra tende e container abitano gli ultimi, i reietti o chi Ilias ha scelto di abbandonarla.
La trama scorre rapida in un pugno di giorni estivi e altrettanto rapido è il ritmo della narrazione: le otto parti più epilogo che compongono il romanzo si frammentano in un caleidoscopio di scene surreali, crudeli eppure divertenti, svelando il rapporto degli iliasiani con la morte, il destino e le tante miserie umane.
Ad accompagnarci in questo tour allucinante e pure malinconico è una lingua precisa, curatissima, perfettamente in grado di destreggiarsi tra il tragico e il comico della narrazione e dell’esistenza. È un romanzo unico sull’emarginazione e la sofferenza, violento e visionario, che vive di un’atmosfera amara e caustica fino al finale liberatorio.
“Ciccio, come ultimo incarico, ha calcolato altezze volumi velocità e potenza detonante di un esplosivo capace di annullare, in pochi secondi e con un po’ di fortuna, il costone di collina a forma di naso, portando con sé più vita possibile”.
Casa editrice: Italo Svevo
Collana: Incursioni
Pubblicato a: maggio 2024
N. pagine: 336
Sull’autrice: Luigia Bencivenga è nata a Napoli nel 1977 e vive a Bologna, dove ha studiato le sottoculture spettacolari napoletane. È autrice di racconti, corti teatrali, radiodrammi e videopoesie. Collabora con il mensile ≪Rockerilla≫. Suona la fisarmonica e canta solo in lingua napoletana.

