Quando un’illustratrice si avventura nel terreno narrativo del romanzo non può farlo che per immagini. Un edificio che “si sviluppa in lunghezza, un’abitazione da un lato, una dall’altro, e al centro la stalla. Nell’ala sinistra i giovani, quelli che portano avanti la fattoria, nell’ala destra i vecchi. Si lavora, ci si sfianca, e un bel giorno si slitta dall’altra parte.”
Con tali parole asciutte e precise viene presentata la fattoria dove vive la famiglia protagonista di Piccola storia grande, esordio di Marion Fayolle, tradotto da Francesca Bononi per NN editore. Tutti i personaggi sono definiti dalla relazione di parentela che li unisce gli uni alle altre, mai un nome, e il fulcro intorno al quale si muovono la mamma e lo zio, la creatura e la nonnina, è la ragazzina, che tale resterà dall’infanzia all’età adulta. I diminutivi sono descrittivi di un legame affettivo, più che di una grandezza fisica.
Che questa tenerezza non tragga in inganno: è un romanzo pieno di morte, anzi di morti, raccontate con lo sguardo lucido e per certi aspetti distaccato del mondo rurale, dove la vita e la sua fine si intrecciano in un nodo di necessità, perché se si vive si deve anche morire e non c’è nessuna utilità nel disperarsi.
“Quando il nonnino e la nonnina uccidono i conigli, i ragazzini vanno a guardare. Per rendergli il tutto meno duro, la nonnina ha preso l’abitudine a regalargli le code mozzate. […] Ha ragione la nonnina, con quella morbidezza tra le dita sembra tutto più tenero, e la morte è meno violenta da guardare.”
La maggior parte di questi decessi giunge inaspettata al voltare della pagina, una ferita sanguinante nel cuore dell’homo cittadinus, ma non si può dire che l’esordio di Fayolle sia triste. Come i suoi disegni, il romanzo mette in scena la vita per come è, con un lessico surreale ed evocativo che ricorda i film di Alice Rohrwacher.
Sullo sfondo, dietro le piccole azioni quotidiane che si susseguono sul primo piano, l’autrice parla di un tema attualissimo, eppure trattato in maniera sottile e intelligente, tutt’altro che banale: lo spopolamento della montagna e in generale delle aree rurali. Allora si capisce quella contrapposizione che ha disegnato nelle primissime righe: da una parte ci sono i vecchi, che non hanno più forza di badare agli animali che, a differenza umana, non conoscono ferie o vacanze; dall’altra ci sono i giovani, che fremono, si sentono costretti dalle montagne e appena possono fuggono a valle.
“Sono adolescenti, gli passerà. Quando vedranno che altrove non è certo meglio, torneranno e si metteranno a fare i contadini, a quindici anni nessuno vuole somigliare ai propri genitori.”
I lutti, più o meno lacrimosi, che si susseguono sono quindi una prefigurazione di quello che succederà, quando la stalla sarà lustra come non lo è mai stata. La merda, bisogna pur chiamarla con il suo nome, disgusta, il suo fetore si infila nelle narici al solo nominarla; eppure è corpo, vigore, esistere. Perciò, quando la stalla viene tirata al lucido, viene il groppo in gola e chi legge spera davvero che la ragazzina ribalti un finale che sembra definitivo.
Non senza una certa sospensione si chiude l’esordio di Marion Fayolle, già vincitore del Prix Marcel Pagnol 2024 e selezionato al Prix des libraires 2024. Nell’attesa del prossimo romanzo, si può felicemente contare sugli albi illustrati pubblicati in Italia da Gallucci Editore (Gli amanti, I figli e Gli amori sospesi, L’uomo a pezzi e La casa nuda) per ritrovare l’atmosfera delicata e a tratti onirica che emanano queste pagine.
Titolo: Piccola Storia grande / Du même bois
Autrice: Marion Fayolle
Casa editrice: NN editore / Editions Gallimard
Traduzione: Francesca Bononi
Pubblicato a: ottobre 2024 / gennaio 2024
N. pagine: 144 pagine + poster a colori con un’illustrazione speciale dell’autrice
Sull’autrice: Marion Fayolle è una delle più importanti illustratrici francesi. Tra i suoi albi, pubblicati in Italia da Gallucci, vanno ricordati Gli amanti, I figli e Gli amori sospesi, per il quale ha ricevuto nel 2018 una menzione speciale al Festival di Angoulême. Collabora con Le Monde, The New Yorker, The New York Times. Piccola storia grande è il suo romanzo d’esordio, vincitore del Prix Marcel Pagnol 2024 e selezionato al Prix des libraires 2024.

