Per leggere Pietà dobbiamo fare un esercizio di immaginazione: dimentichiamo l’io, la visione solitaria, filtrata dalle lenti del nostro ego – passiamo dunque al noi, a uno sguardo d’insieme su una realtà che non è più percezione nostra, ma insieme di narrazioni collettive. Sono loro che divengono noi – quel narratore di gruppo tanto audace che caratterizza il romanzo d’esordio di Antonio Galetta, classe 1998. Ma chi sono questi loro-noi? 

Politici, o meglio, “opliti”: coloro che concorrono per le elezioni in un piccolo paese del Meridione dopo che il sindaco uscente, indagato per illeciti, deve abbandonare la nave. Troviamo dunque quattro fazioni a contendersi il potere, il vero protagonista del romanzo:

“Il Calderone, misto di uscenti ed ex oppositivi, è l’usato sicuro. La Delegazione locale rappresenta la sola Forza nazionale penetrata fin qui. Casa dolce Casa ha l’odore del nuovo, ma potrebbe essere in compagnia” 

a cui poi si va ad aggiungere il progetto xenofobo “Contro-Riace”. Le fazioni si scontrano in una lotta feroce in cui il bene collettivo e il tornaconto privato si mescolano. I protagonisti sono mossi dall’arrivismo che contraddistingue il tipico valzer del potere nella corsa ai voti, tra favori personali e promesse elettorali. Il grande io narrante sposta il focus sulle comunità che divengono gli attori e le attrici principali in questo racconto corale. E sono forse le elezioni l’esempio più lapalissiano di come, nella complessità delle nostre democrazie, tutti noi facciamo irrimediabilmente parte di una comunità, in quanto loro parlano a noi, un noi che può divenire loro.

“Mai come questa volta per vincere basterebbe poco, mai come oggi parlare a tutti sarebbe ingenuo. Anche noi vi scegliamo. Anche i politici scelgono il proprio popolo, oggi, e spesso si tratta di un popolo solo sognato. In pubblico noi sembriamo rivolgerci a tutti, ma in realtà parliamo ognuno a un diverso Grande-Elettore-Medio, tremendamente simile a noi dal momento che contiene, in emulsione, molti di loro compenetrati, quasi agglutinati, col nostro volto per coperchio.”

Questa scelta stilistica di Galetta, non sempre di facile fruizione per chi legge, mira ad ampliare la soggettività delle narrazioni per trasformare il particolare in universale. Pietà è infatti ambientato in un piccolo paese non collocato geograficamente, una provincia che potrebbe essere tante altre province, un paese che diviene qualsiasi paese. L’anonimato è applicato agli stessi personaggi come precisa intenzione di stile, in una scelta di dichiarata ispirazione realista.

“Noi politici del nostro piccolo paese siamo storni rovesciati. Da lontano sembriamo una scala compatta di grigi: grigio-segreto e grigio-ferocia, grigio-cinismo che sembra grigio-pietà e grigio-accanimento che sembra grigio-contrizione. Ma da vicino siamo uomini anche noi.

Non si vuole narrare la storia di quel piccolo paese: si vuole narrare la società. E infatti, è impossibile non notare le somiglianze tra le fazioni contendenti alle elezioni e gli stessi partiti che guidano il nostro Governo o la sua opposizione. Lungi dall’autore fare proselitismo, la visione che Galetta delinea è volutamente apartitica, nella motivata volontà di lasciare al lettore le proprie considerazioni. Ne risulta quindi un quadro grottesco in cui le azioni dei personaggi sono descritte con ironia graffiante.Un giovane inventore visionario, una donna divenuta la nuova profetessa contro la sostituzione etnica, un prete attraversato da crisi, molti politicanti, tutti accomunati da grandi chiacchiere e poca sostanza.

“Ci organizziamo in partiti e lottiamo tra noi, ma in realtà non c’è condivisione, siamo una totalità dove i confini tra io e tu, tra lui e lei sono indistinti. Ciò che non siamo è ciò che vogliamo che il mondo non sia.  Uno scudo, una lancia, i ranghi serrati: la storia ci sospinge e noi la perpetuiamo. Siamo opliti che non fanno politica, ma oplitica.”

Attraverso una scrittura virtuosa e matura, Galetta non ci restituisce una visione edulcorata della realtà: non è sua intenzione tracciare un ritratto addolcito del mondo, né di donarci un finale consolatorio. Tuttavia, il libro non prende neanche una deriva nichilistica, in quella che vuole essere una fotografia del presente.
Spietata, comica, fastidiosa –
vera.

 


Casa editrice: Einaudi 
Collana: Unici
Pubblicato a: settembre 2024
N. pagine: 272

Sull’autore: Antonio Galetta nasce a Ceglie Messapica (BR) nel 1998. Al momento è dottorando in Letteratura italiana presso l’Università di Pisa e la Sorbonne Université. Scrive su riviste cartacee e online. Il suo romanzo d’esordio, Pietà, è stato finalista alla XXXVI edizione del Premio Italo Calvino.