Tutto ha inizio in un passato non ben definito quando un padre, il padre del narratore, che resterà sempre mio padre senza un nome, “decise che avremmo adottato uno stile di vita socialdemocratico patriarcale di sua progettazione. Questo ci avrebbe permesso di ottimizzare le risorse individuali e non disperdere, a suo dire, un non meglio specificato patrimonio.” Comincia così Poco mossi gli altri mari, il romanzo d’esordio di Alessandro Della Santunione edito da Marcos y Marcos per la collana Gli Alianti. 

La distopia approda in Emilia Romagna, in via Ori n°4 località Campogalliano per essere precisi, e lo fa con un linguaggio ironico e colloquiale. La famiglia del protagonista, anch’egli senza nome, si trova a vivere tutta sotto lo stesso tetto: il padre visionario con moglie e tre figli, zii, nonni, anche bisnonni. Uno scenario poco convenzionale al giorno d’oggi ma non così insolito, verrebbe da dire. Il problema, perché di problema si tratta, è che da quando cominciano a vivere insieme non muore più nessuno. Se Saramago prospetta scenari angoscianti in assenza di morte, questa famiglia non si perde d’animo e comincia a frazionare camere in vani sempre più piccoli per accogliere tutti quelli che si aggiungono a questa carovana stanziale: fidanzati, mogli, amanti, chiunque si avvicini viene risucchiato nella casa e finisce per viverci per sempre. 

“[…] oggi la gente si è disabituata a vivere con gli altri e tutti vorrebbero vivere da soli. In questa specie di mondo nuovo le persone sono più ingombranti e lo spazio che occupano, io credo anche abusivamente e senza ragione, è aumentato.”

Non c’è la drammaticità dei grandi romanzi distopici, eppure, in questa casa rattoppata alla bell’e meglio, qua e là si intravedono delle crepe. L’ascolto della ‘radio nazionale’, da cui  escono puntualissime le previsioni del tempo – che sembrano ripetere sempre le stesse anticipazioni ogni giorno (eccoli i mari poco mossi) – non è stimolante come la radio locale che arriva solo in via Ori n°4, con le sue dediche musicali, nostalgica memoria di un tempo passato. Perché il mondo è cambiato e sta cambiando, mentre la famiglia protagonista continua a vivere sì, ma in una dimensione scollegata dal mondo circostante. Hanno uno sguardo perennemente rivolto al passato, tanto che i figli nati a esperimento sociale già avviato non vivono con i genitori, ma ai Giardini pubblici, ribattezzati Sezione futuro: un nome programmatico ma svuotato dato che i contatti tra le generazioni sono minimi, al punto che questa prole quasi ferina viene sfamata con cibi lanciati nel parco dentro contenitori che vengono recuperati il mattino seguente (un po’ come si fa con i gatti randagi).

“Questa cosa che gli altri continuavano a morire però faceva di noi degli esuli, ogni tanto dovevamo ricordarci a vicenda che il mondo era cambiato, era diverso, perché gli uomini che lo abitavano piano piano stavano diventando un’altra specie di uomini.”

Narrata in una prima persona che scorre come una confessione davanti ad un bicchiere di lambrusco in una calda sera di fine estate, questa storia è una novella sgangherata dove un frigorifero può fare rumore per il vento che scorre nelle tubature direttamente dalla Siberia per portare il freddo in quella casa. Si ride e ci si diverte leggendo il romanzo di Alessandro Della Santunione, per l’assurdità di certe immagini. Poi ci si ferma e si pensa, perché lo scenario sconclusionato che sta in primo piano non fa altro che accentuare la stortura della dimensione ‘normale’ sullo sfondo.

I capitoli si allungano sul finale (quando di solito si accorciano per accelerare il ritmo!) mano a mano che il protagonista si prende il tempo per riflettere sulla vita che sta conducendo, in un confuso pesticciare nel buio. 

“Negli anni, una condizione di desiderio discontinuo, un carsismo ipogeo dell’umore, ha scavato dentro di me gallerie e grotte piene di voglia, dove l’acqua ingorga abissi alabastrini, si ritira, risale, sgorga in superficie ogni tanto sul finire del giorno, prepotentemente.”

E allora deve uscire da quella casa in cui è stato costretto a trasferirsi, deve inforcare la bicicletta e correre lontano, quanto più lontano possibile, alla ricerca di risposte alle tante domande che gli muovono il cervello e i pedali.

 


Casa editrice: Marcos y Marcos
Collana:
Gli Alianti
Pubblicato a: febbraio 2023
N. pagine: 160

Sull’autore: Alessandro Della Santunione scrive racconti e vive a Modena. Fin da bambino dichiara di voler fare il poeta, forse lo scrittore. Dopo molte vite, nell’economia e nel turismo, esordisce con Poco mossi gli altri mari, vincitore della XXX edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto.