Stazione di Taormina, ventitré agosto duemilaquindici. Beatrice è giunta al termine del suo viaggio di maturità. La sua ultima tappa prima del rientro a Milano è Tindari. Leo è l’incontro fortunato – l’ultimo – che farà sull’isola. La Sicilia suona come l’ambientazione perfetta

“I finestroni del treno davano adito a un raro spettacolo mediterraneo. Prima il golfo di Naxos e i promontori a picco sul mare, poi fra il rosmarino, l’agave, l’alloro e l’artemisia, le ultime barche a vela”.

Per quello che sembra essere l’incipit di una tanto intensa quanto tormentata liaison estiva tra due adolescenti. Eppure, questo non è l’inizio di una storia che trova il suo epilogo nella fine dell’estate. È, piuttosto, l’inizio di una storia che ha tanti epiloghi, ma solo uno definitivo – il più brutale.

Due esistenze che scorrono parallele, che si intrecciano, ancora, e ancora. Beatrice e Leo vivono agli antipodi: Milano e Messina hanno in comune solo una lettera maiuscola in posizione iniziale. Così diversi, ma anime affini, affini e contrarie, che si attraggono e si respingono come opposti e uguali fanno i poli di una batteria.
L’umana fragilitas dei protagonisti si scontra presto con l’amarezza della vita mondana milanese: in un tunnel di dissolutezza e baudelairiani paradisi artificiali, i due amanti si perdono e si ritrovano, legati sempre da un dolore ancestrale, il cui fardello sono costretti a portare insieme.

“Ma ho paura adesso, di aver legato al dolore questo amore e l’amore soltanto al dolore”

E la morte, onnipresente pensiero, ossessivo, che non fa che ribadire quanto effimero sia tutto, transitoria sia la vita e caduca sia la bellezza:

“Tutto era diventato tangibile […] Il suicidio, un pensiero morboso. Non esisteva nulla che potesse stupirlo”

Attraverso una prosa poderosamente originale e sapientemente filosofica, Angelo Scuderi cattura l’immagine di un amore sfuggente, amaro e peccaminoso, costantemente in bilico.
Pagina dopo pagina il lettore viene trascinato in un vortice di eventi, dove il confine tra ricordo e realtà si fa sempre più labile. Una storia a-temporale: due vite frammentate che si nutrono di flashback, di incontri mancati e di incerte speranze future.
La scelta dell’imperfetto come tempo verbale concede al lettore uno spazio che è, paradossalmente e insieme, dentro e fuori dal tempo: un continuum, una dimensione altra in cui il passato e il presente non solo non possono scontrarsi, ma anzi, possono solo coincidere.
Cruciale è, in questo senso, il ruolo del ricordo nella vita dei protagonisti.

“Perché scrivere è ricordare e il contrario della scrittura è l’oblio”

È attraverso il comportamento dei due amanti che Scuderi coglie brillantemente la fallacia della memoria – l’oblio – e il turbamento da essa provocato – il trauma che si ripete, ancora, e ancora.
L’esordio di Angelo Scuderi muove dalla speranza di ritrovare la vera Beatrice che ha ispirato il personaggio. Bea – curiosa coincidenza onomastica con la guida dantesca del Paradiso – finisce così per farsi guida nella stesura delle pagine.

Prima di dirsi addio è un romanzo fresco, profondo e radicale, che scuote l’animo del lettore senza mai sopraffarlo e lo spinge alla ricerca di una connessione col proprio passato, di una guida per la memoria, insomma: di una Beatrice.

 


Casa editrice: Castelvecchi editore 
Collana: Raid
Pubblicato a: novembre 2025
N. pagine: 246

Sull’autore: Angelo Scuderi nasce a Messina nel 1996. È dottorando in Filosofia teoretica. Prima di dirsi addio è il suo romanzo d’esordio, pubblicato nel novembre 2025 per Castelvecchi Editore.