“Sto pensando di diseredarlo, di non lasciargli niente. Lui sostiene che se vuole portarmi via Sixten è anche per il mio bene, oltre che per il suo. Dice che i vecchi come me non dovrebbero andare in giro nei boschi e che i cani come lui hanno bisogno di passeggiate più lunghe del tratto fino alla provinciale e ritorno.”

L’incipit del romanzo d’esordio della scrittrice svedese Lisa Ridzén, Quando le gru volano a sud, edito da Neri Pozza con la traduzione di Laura Cangemi, è il grido accorato del protagonista Bo Andersson, la sua veemente protesta di anziano ottantanovenne, schietto, dolente e profondamente umano. Bo vive a Renäs nella casa ereditata dai genitori, affacciata sul lago Storsjön in Svezia, solo con il suo cane da caccia, accudito dagli assistenti sociali. Il figlio Hans, in apprensione per lui, teme che le uscite con il cane siano ormai un rischio per il padre, perciò vorrebbe separarlo dall’animale. Ma Sixten è tutto ciò che resta a Bo, insieme a Ture, l’amico di sempre. La moglie Fredrika è ricoverata da oltre tre anni in una casa di cura per demenze e non lo riconosce più. L’anziano si perde spesso in improvvisi flashback e nel piacere voluttuoso di percepire una volta ancora l’odore della moglie, e così conserva in un barattolo uno scialle di lei che ogni tanto annusa, per non lasciarla andar via. È l’unico attore di questa storia e parla con Fredrika come se fosse veramente ancora in casa. Tutti gli altri affetti della sua vita li conosciamo perché lui li osserva, li rimugina, ce li ripropone, ci permette di entrare nel suo sguardo, nella sua mente, perfino nei suoi respiri, mediando attraverso le sue emozioni l’intero mondo che gli gira intorno. Bo vive, ricorda, sogna, ama e soffre senza soluzione di continuità, nel triste ma inevitabile avvicinarsi alla morte.

Il ricordo del rapporto con il padre, un uomo spietato e anaffettivo, non lo ha aiutato nel costruire un legame sereno con suo figlio. In seguito, la malattia e l’assenza della moglie hanno rotto gli equilibri della famiglia, messo a tacere la koinè degli affetti:

“Restiamo in silenzio per un po’, guardando ciascuno dalla sua parte. Se ci fossi stata tu avresti parlato, colmato il vuoto che si allarga tra noi.”

I figli fanno sempre fatica a spiegarsi il fatto che i genitori anziani vivano delle loro abitudini e dei loro ricordi, e così i due si amano ma non si capiscono. Portare via il cane è un po’ come privare il padre della linfa vitale. Sixten è un’appendice, il suo terminale intelligente e affettuoso. Bo può solo, inutilmente, provare a protestare.

“Avverto una strana tensione alla gola e vorrei che tu fossi qui. Che in quanto madre mettessi una mano sulla spalla di tuo figlio. Come un rimprovero, un avvertimento: non si tratta così il proprio padre. Perché a tutto c’è un limite. Per quanto il vecchio fosse un bastardo, io sapevo stare al mio posto. Così è la vita.”

Il cane trova infine una nuova casa e quando anche l’amico Ture muore, i pensieri di Bo si concentrano sempre più su Fredrika, che, come Sixten, è la ragione che lo tiene in vita. È un uomo coraggioso, e anche se il corpo lo tradisce il suo animo è risoluto e gli dà la forza per andare a far visita alla moglie o per recarsi in chiesa per l’ultimo addio all’amico. Un eroe tenero con una sua forza interiore, un’onestà intellettuale e una riserva d’amore che gli consentono di riconoscere quanto i buoni sentimenti siano tutto in una famiglia:

“Ho iniziato a chiedermi perché è andata com’è andata. Rifletto su mia madre e sul vecchio come non ho mai fatto prima. Più di tutto rifletto su Hans, però. Non voglio che tra noi finisca come tra me e il vecchio.”

In fondo è la vita il vero e unico colpevole di torti subiti spesso per eccesso di amore. Fino all’epilogo, quando arriva il triste momento di “migrare” altrove, come le gru che prendono il volo verso sud.

Lisa Ridzén, che vive nelle terre dove è ambientato il romanzo, ha preso ispirazione dagli appunti lasciati dagli assistenti domiciliari che si occupavano del nonno, trattando con penna delicata e leggera quello che potrebbe passare per un tema ordinario. La vecchiaia e il dolore sono visitati da uno sguardo sensibile che fonde poeticamente odori, sogni, lacrime, vergogna:

“Inspiro attraverso le fibre dello scialle. Chiudo gli occhi e abbasso le palpebre per fermare il bruciore. Nessuno ha detto niente sul fatto che è normale se con l’età gli occhi si inumidiscono. Se le lacrime sembrano trovare una ragion d’essere in quasi tutti i ricordi.”

Quando le gru volano a sud è una storia che gira e rigira su sé stessa e ti scava, e ti piaga. E ti strappa l’anima.

 


Titolo: Quando le gru volano a sud / Tranorna flyger söderut
Autore: Lisa Ridzén
Casa editrice: Neri Pozza / Bokförlaget Forum
Traduzione: Laura Cangemi
Pubblicato a: aprile 2025
N. pagine: 336 / 368

Sull’autrice: Lisa Ridzén è una dottoranda in sociologia e vive in una piccola comunità fuori Östersund in Svezia. Il suo debutto,  Quando le gru volano a sud, è stato nominato Libro dell’anno 2024 da Bonniers Bokklubbar, nonché Debutto dell’anno e Romanzo dell’anno da Adlibris. In corso di traduzione in 34 lingue, è stato accolto con entusiasmo negli Stati Uniti e nel Regno Unito e ha conquistato il primo posto nell’Indie Next List di agosto 2025 — la prestigiosa selezione mensile curata dalle librerie indipendenti americane.