Nelle ultime settimane di scuola, effequ porta in libreria Quello che mi ha detto il diavolo – L’estate del nostro coraggio di Alessandra Leva, un nuovo romanzo per la collana Rondini, felice esito della call dedicata agli under 25. Un testo che stupisce per la leggerezza con cui la penna della sua giovane autrice si muove sulla pagina senza orpelli, tratteggiando la corruzione, lenta ma inesorabile, delle anime che consideriamo più pure: quelle dei bambini.
Il sipario si apre su un piccolo paese, anzi su un gruppo di case disposte lungo una via protetta, alle pendici di un monte minaccioso, col Crocione in cima; poco distante un lago offre un ottimo intrattenimento serale, con le sue barche che transitano avanti e indietro, da una sponda all’altra. Un universo circoscritto quello dei protagonisti, tutti bambini di una decina d’anni, che aspettano la fine della scuola passando i pomeriggi a giocare in strada: siamo nel 2004 e basta un dito puntato per essere Napoleone alla conquista del mondo.
“Non c’è però nessun nome collettivo per denotare un gruppo di soli bambini. Noi eravamo otto, nati e cresciuti nella stessa via, e avremmo potuto prendere il nome di ‘tripudio di bambini’. Quell’estate, però, avrebbero anche potuto definirci ‘macello di bambini’.”
Il quadretto idilliaco viene bruscamente interrotto quando nel bosco appena dietro le case vengono ritrovati due corpi umani in stato di decomposizione. I segni non lasciano dubbi fin dal primo sopralluogo degli agenti: omicidi rituali. Una chiamata all’avventura che ricorda molto un film rimasto nella memoria di generazioni intere, Stand by me, con il quale tra l’altro condivide un sottotitolo molto simile.
Tornando al romanzo, alcuni adulti cercano in ogni modo di nascondere la cronaca locale per non impressionare i bambini, senza tenere conto della loro naturale curiosità: cosa c’è di più allettante di un mistero? E quindi le frasi rubate a una radio lasciata incustodita, il telegiornale che fa da sottofondo alla cena, le parole sussurrate dai grandi che non vogliono raccontare, ma che al contempo non riescono a dissimulare la loro preoccupazione: ogni dettaglio viene rubato dai piccoli protagonisti che cercano risposte. E dove non le trovano, le inventano.
“A casa la nonna aveva deciso di etichettarlo come argomento tabù, facendomi imparare una nuova parola, tabù, ma nelle case degli altri i televisori erano sempre accesi sul telegiornale, gli adulti parlavano e i bambini ripetevano.”
Chi ha atteso in religiosa trepidazione le puntate di Stranger Things, ritroverà il soprannaturale che si affaccia sul mondo ingenuo di un gruppo di ragazzi. Se però nella serie tv la realtà parallela, il Sottosopra, è reale e tangibile, nel romanzo il diavolo non si manifesta mai, le stesse indagini sul duplice omicidio non vengono mai seguite dalla voce narrante. Il male trova posto solo nelle parole dei bambini, che scavano e corrompono i protagonisti dall’interno. L’innocenza del gioco della campana è spazzata via da una brutalità che diventa ogni pagina più manifesta.
Alberto, dieci anni all’epoca dei fatti, rievoca quelle settimane in cui un “tripudio” di bambini si trasforma in “macello”, un branco in cui la crudeltà di autoalimenta fino a diventare incontrollabile e incontenibile. La sintassi paratattica di Leva rende il ritmo incalzante, ma a volte nemmeno questo è abbastanza e allora la scena si frammenta nelle battute serrate dei dialoghi angosciosi tra i bambini, testimoni e attori di una violenza che non vorremmo leggere ma che non riusciamo a evitare. Alcune pagine hanno un sapore decisamente pulp, ma sono necessarie a mettere in luce come sia facile alzare la posta fino a perdere il controllo delle proprie azioni.
“Sotto la mia mano la vita si dimenava, e più cercava la fuga più io stringevo le dita attorno alle piccole costole.”
Vien da chiedersi perché Alberto torni al passato dei suoi dieci anni e soprattutto cosa ne è stato di lui dopo. Sappiamo che è diventato adulto e a breve diventerà a sua volta genitore, ma rimane sospeso e oscuro come abbia potuto superare i traumi di quell’estate, di cui non si vuole fare anticipazioni perché il punto di forza del romanzo sta proprio nella capacità di creare una tensione a tratti insostenibile. Rimaniamo quindi in cima al dirupo, col fiato sospeso, di fronte alla perdita dell’innocenza.
Casa editrice: effequ
Collana: Rondini
Pubblicato a: maggio 2025
N. pagine: 184
Sull’autrice: Alessandra Leva, nata a Varese nel 2002, ha studiato al corso Academy della Scuola Holden, per poi proseguire gli studi con un master in editoria. Quello che mi ha detto il diavolo – L’estate del nostro coraggio è il suo primo romanzo.

