La precaria condizione dei Millennials raccontata attraverso una concatenazione di eventi: sei storie, apparentemente sconnesse e indipendenti, ma in costante dialogo. Ricompense, di Jem Calder, è un ritratto crudo e disincantato dei tempi attuali in cui vengono mostrate e analizzate le criticità delle relazioni umane; il disperato bisogno di compensare la propria solitudine e il senso di sfiducia nei confronti della società digitale e capitalista.
I protagonisti sono Julia e Nick e quando non sono coinvolti direttamente nella narrazione, ecco che l’attenzione si sposta verso conoscenti o amici comuni, un po’ come avviene nel film La terrazza di Ettore Scola.
“La cosa peggiore era che, a forza di fingere che andasse tutto bene, a un certo punto sembrava davvero che andasse tutto bene”.
Calder è in perfetta sintonia con le tendenze letterarie del momento e non è un caso che sulla quarta di copertina della raccolta ci sia un blurb di Sally Rooney. Le atmosfere evocate ricordano molto quelle della scrittrice irlandese, eppure Calder tende a dare una rappresentazione molto più statica, come se i personaggi fossero in balia di un vortice senza forza. Al tutto va aggiunta la costante influenza che il metaverso ha sulle loro esistenze, plasmate a misura di algoritmo.
“Per via della loro riproducibilità tecnica, le relazioni congegnate dall’app adottano una struttura modulare, uno schema che promuove l’intercambiabilità”.
“Le relazioni ai tempi della loro riproducibilità tecnica”: sembra un’evoluzione del saggio di Walter Benjamin, eppure è evidente come, nei tempi attuali, anche le emozioni e i sentimenti possano essere riprodotti tecnicamente mediante l’utilizzo di strumenti meccanici hi-tech. Ricompense mette in luce questa criticità e la problematizza con un rigore che, a volte, travalica l’espediente narrativo.
“Più interagiamo attraverso gli schermi, più le interazioni faccia a faccia diventano rare e difficili da sostenere”.
La fine dei vent’anni, la pandemia, quella fase cruciale in cui si è troppo grandi per essere giovani e troppo piccoli per essere adulti. L’eterno confronto con le generazioni precedenti e la precarietà che compromette ogni minima azione; un mondo in cui procrastinare sembra essere il solo verbo conosciuto, la sola azione da compiere e questi sono solo alcuni degli spunti che offre questa raccolta. Julia e Nick sono emblema dell’immobilismo che si manifesta dopo i venticinque anni, sono segnati dall’incertezza e faticano a trovare una collocazione nel mondo, collezionano un fallimento dietro l’altro nella perenne ricerca di un brandello di tranquillità.
“Adesso vedevo le nostre ultime conversazioni per quello che realmente erano: non l’inizio di qualcosa di nuovo, ma un modo per tirare le fila”.
Ricompense ricorda un romanzo a puntate, un romanzo d’appendice contemporaneo, strutturato come una serie tv da sei episodi. Una puntata dietro l’altra e si finisce la stagione in un pomeriggio passato a leggere relazioni umane ai minimi termini quando invece, magari, si poteva trascorrere del tempo reale con delle persone vere anziché con dei personaggi.
Questa è un’ulteriore e contorta chiave di lettura che si può dare agli spiccioli di esistenze descritti da Calder. Una raccolta in cui non si racconta nessuna storia ma soltanto una indecifrabile condizione di un noto malessere che attanaglia l’individuo in una morsa, tra noia e sfiducia.
Titolo: Ricompense/Reward System
Autore: Jem Calder
Casa editrice: Einaudi/ Faber & Faber (UK)
Traduzione: Isabella Pasqualetto
Pubblicato a: settembre 2024/ 2022
N. pagine: 208
Sull’autore: nato a Cambridge da famiglia irlandese, vive e lavora a Londra. Ha pubblicato i suoi racconti su «The Stinging Fly» e «Granta». Reward System, sua opera prima, è stato scelto come libro dell’anno da The Guardian, White Review e NPR nel 2022.

