Niccolò Mazza de’ Piccioli, al suo esordio narrativo con Scontrosa grazia, pubblicato da Red Star Press, non sceglie un’ambientazione qualunque: Siamo nella Trieste del 1920, una città che ha appena cambiato pelle – da cuore pulsante di un impero multiculturale a porto di confine di un’Italia segnata dalla guerra – nell’anno dell’incendio all’Hotel Balkan, il battesimo di fuoco dei Fasci di Combattimento. Sullo sfondo della storia di Anna, ragazzina caparbia e appassionata, c’è la grande storia, quella che entra nel quotidiano senza chiedere permesso; e questo romanzo sa tenerli insieme con mano sicura e notevole equilibrio, senza che l’uno prevarichi l’altro.

Anna è testarda, vivace, dal pensiero veloce, e vuole suonare il pianoforte a tutti costi. Passione ereditata dal padre, morto in guerra, e avversata dalla madre Greta, una donna pragmatica con cui “[…] non si scherza. No, con lei non si scherza su niente […]” e che si disfa del pianoforte del marito senza alcun rimorso, perché “…col talento di quella canaglia, pace all’anima sua, non ci facevamo un bordonale.”

Accanto a lei Davide, talentuoso violinista e figlio del vecchio rabbino Aaron, uomo profondamente radicato nel passato e legato alle tradizioni. Per Anna è un bene, perché Davide riesce a introdurla nella sua famiglia come shabbes goy, la domestica del sabato, così da farle guadagnare i soldi per le lezioni di piano.

Due ragazzi apparentemente lontanissimi per cultura e ceto, eppure specchi l’uno dell’altra nella stessa silenziosa ribellione.

“Strofa dopo strofa, dai loro pensieri svanivano i rimbrotti di Aaron, le lamentele di Greta, i segreti, i misteri, la paura inconsapevole di crescere. L’unico timore, parte del divertimento stesso, era di non farsi sentire dagli adulti.”

Intorno a loro si muove una Trieste intellettualmente fertilissima: sullo sfondo appaiono figure della scena culturale dell’epoca, dal libraio Umberto Saba – al quale l’autore rende omaggio già nel titolo, ripreso da una sua celebre poesia – a un misterioso irlandese di nome James, che a Trieste ci aveva vissuto davvero. Ma ciò che sorprende davvero è la tenerezza con cui l’autore tratteggia anche le figure genitoriali: Greta e il rabbino Aaron, rigidi nei loro dogmi e nel loro dolore, risultano commoventi proprio nella loro immobilità.

La scrittura è forse il dono più grande di questo romanzo. Mazza de Piccioli ha una voce elegante e vivida, capace anche di farsi improvvisamente ironica e persino giocosa, portando il lettore sulla scena, vicinissimo ai personaggi.

È raro trovare in un romanzo storico questa leggerezza di tocco: la Trieste del 1920 non è lontana, ma si respira nelle strade, nei volti, nel ticchettio degli automi in bronzo di Piazza Unità; la lettura scorre piacevole senza perdere spessore.

Scontrosa grazia parla del passato ma guarda al presente. C’è un’urgenza morale che attraversa ogni pagina e affiora in controluce dietro ogni scena. Ed è proprio qui che il romanzo guadagna una dimensione ulteriore: non è solo la storia di una ragazzina nella Trieste degli anni Venti, ma una riflessione su cosa significhi crescere quando tutto intorno cambia troppo in fretta, quando i dogmi degli adulti non bastano più a dare risposte e l’unica bussola affidabile resta quella interiore. Anna, con la sua caparbietà e il suo talento, è un’idea di resistenza gentile, affidata alla musica e alle storie.

 


Casa editrice: Red Star Press 
collana: Tutte le Strade
pubblicato a: ottobre 2025
pagine: 252

Sull’autore: Nato a Bergamo nel 1984, vive da vent’anni a Roma, dove ha studiato regia e sceneggiatura. Dopo aver scritto e realizzato cortometraggi e documentari, si dedica ai mestieri della scrittura. Co-fondatore della rivista indipendente «LemmeLemme» e editor della scuola “Come si scrive una grande storia”. Scontrosa grazia, il suo primo romanzo, è stato finalista al Premio InediTo 2024.