Cosa resta dopo la guerra? Nel silenzio sospeso tra boschi arsi e case vuote, le voci dei profughi tornano a riempire le valli. Sette volte bosco, romanzo d’esordio di Caterina Manfrini, ci porta in quella di Terragnolo, nel Sud Tirolo, attraverso lo sguardo di Adalina, sopravvissuta all’esilio nel campo di Mittendorf. È un romanzo che racconta non la guerra in sé, ma il difficile ritorno a casa quando i luoghi conosciuti sono cambiati e l’anima porta ancora il peso dell’assenza.

La storia si apre sul treno che riporta a casa Adalina: sola, infreddolita, con i ricordi che scorrono dolorosi davanti agli occhi. Nei primi capitoli, la sua voce si alterna a quella di Emiliano, fratello partito soldato e fatto prigioniero. Tornare significa affrontare un paesaggio desolato: case saccheggiate o distrutte, boschi bruciati, pendii ancora minati. La lingua restituisce immagini crude:

Tanti alberi giacevano a terra, spezzati o esplosi in tante parti. I crateri delle bombe, come pugni, devastavano il terreno. […] I docili prati di mirtilli, lamponi e larici erano un territorio lunare.

Adalina ricomincia dal poco che resta, tentando di guardare con distacco quanto accaduto. Per non soccombere a quello che chiama “veleno” — lo sfinimento che le ha portato via entrambi i genitori — si aggrappa alle parole del padre: “Sette volte bosco, sette volte prato e tutto tornerà com’è sempre stato.”

Accanto a lei, protagonista silenziosa, c’è la natura: segnata dalla guerra, ma capace di rigenerarsi. Il torrente Leno, che separa il suo maso dal paese, continua a scorrere impetuoso, ignaro delle atrocità che la sua valle ha subito. E con esso vive l’Anguàna, divinità dell’acqua della tradizione alpina, a cui Adalina chiede consiglio e conforto:

Se c’era qualcuno che poteva liberarla da quei pensieri era l’Anguàna. Contò fino a tre e immerse il volto nella corrente. […] Le vesti dell’Anguàna le apparvero in tutto il loro splendore: erano azzurre, verdi, bianche, blu, gialle.[…] La vita attorno era rimasta la stessa ma lei…l’Anguàna l’aveva accolta e l’aveva lasciata andare.

Il romanzo è popolato da figure del folklore alpino che rafforzano l’intimità del racconto: Fraoperta, la strega capace di far cadere piogge distruttrici, o i Salvans, esseri selvaggi e schivi delle Dolomiti, a volte alleati, altre avversari dell’uomo. Anche la lingua contribuisce all’atmosfera: i dialoghi in dialetto trentino e in cimbro si alternano a quelli in italiano, regalando autenticità ma, a tratti, rallentando il ritmo già meditativo della narrazione. La trama avanza con passo lento, in sintonia con l’immobilità che segue le ferite profonde: la vita riparte piano, e le relazioni si ricuciono lentamente nel tempo lungo della cura.

Due i temi cardine: la guerra, con la sua devastazione fisica e soprattutto psicologica — “Chi viene dalla guerra ci resta” — e l’identità ferita. Il trauma è descritto come una persecuzione: “Dovevano riprendersi i loro luoghi, smantellando le maledizioni lasciate dalla guerra”. L’identità viene spezzata due volte: prima con l’esilio forzato, perché italiani in terra austro-ungarica; poi, a conflitto finito, con il ritorno in una patria nuova, ma che li guarda come “austriacanti in terra taliana”.

Con uno stile scarno e semplice, Sette volte bosco racconta come la vita, quando non si ha più nulla, si ricostruisca come una casa: partendo dal poco che resta, aggiungendo ogni giorno un frammento, senza fretta e senza ostentazione, finché si impara di nuovo a vivere e ad amare. La prosa limpida offre uno sguardo autentico e originale su un momento cruciale del primo Novecento, la Grande Guerra, restituendo al lettore una prospettiva nuova e intima: quella delle piccole comunità, come quella del Terragnolo, che spesso restano ai margini delle grandi narrazioni storiche.


Casa editrice: Neri Pozza
Collana: I Narratori delle Tavole
Pubblicato a: luglio 2025
N. pagine: 208

Sull’autrice: Caterina Manfrini nasce a Rovereto nel 1996. Appassionata di storia e scrittura, studia tra Copenaghen, Londra e Bologna. Nel 2024 pubblica con Einaudi Cugini, un libro per ragazzi. Sette volte bosco è il suo romanzo d’esordio.