Fin dalle prime righe Janek Gorczyca dichiara, netto, l’intento delle sue memorie: “Questo sarà un breve racconto di mia esperienza sulla vita per strada. Tutto comincia nel 1998 di ottobre, io sto in una stanza a Campo dei fiori, contratto di lavoro scaduto, permesso di soggiorno uguale, ho un milione e mezzo di lire in tasca, e penso a come riprendere tutto, ma non è facile”.
Un incipit che detta subito il tono dello spiazzante esordio di un autore polacco senza fissa dimora, pubblicato da Sellerio grazie alla collaborazione di Christian Raimo e diventato in questi mesi un piccolo caso editoriale.
Janek va a vivere per strada. Forse è la noia mista a solitudine a spingere il protagonista sulle orme degli amici che a Roma dormono già sui marciapiedi o più probabilmente, un carattere ribelle e la “voglia di vita sbandata”, ma la sua è una decisione consapevole, spesso difficile, eppure inevitabile. “A distanza di anni mi faccio domande: perché se avevo tutte altre possibilità alla fine ho scelto la strada peggiore da immaginare?” un interrogativo che pungola con forza anche il lettore, travolto dal crudo, impetuoso flusso dei suoi ricordi. E tuttavia la curiosità di scoprire chi è Janek Gorczyca, arrivato a Roma dalla Polonia trent’anni fa, e perché non abbia un tetto sopra la testa pur avendo un lavoro da fabbro, presto lascia il posto al ritmo coinvolgente degli eventi: sono le azioni, la narrazione scarna ed essenziale dei fatti, priva di enfasi e moralismi, a rivelare per sottrazione l’autenticità e la forza di una testimonianza che in ultimo, a dispetto di iniziali diffidenze, riesce ad annullare ogni distanza colpendo con la sua nuda umanità. Certo si nota l’assenza di riflessione introspettiva, e la capacità di descrivere stati d’animo e sentimenti è affidata a rari, seppur profondi, squarci su un’interiorità poco indagata. Accade però una sorta di magia che penetra tra le crepe della superficie, nella sospensione di giudizio sociale; da spettatori distanti della vita dura di un homeless, si insinua una graduale vicinanza allo spirito indomito, un po’ anarchico del protagonista, che non concede sconti né a se stesso né agli altri e combatte sempre con i suoi demoni, fino ad immedesimarsi con il suo dolore e la voglia di riscatto. Non c’è vittimismo né tantomeno eroismo nelle parole dell’autore:
“Qui lo dico chiaro, non sono un eroe, ma la vita per strada è piena di sorprese. Alla fine arriva sempre il giorno del giudizio”
ma un sincero, lungometraggio autobiografico senza filtri in cui si affollano ex centri sociali occupati, rifugi provvisori, risse, questure, carceri, ospedali, la lotta contro l’alcolismo e due tentati suicidi. Molti cani come compagni, la diffidenza nei confronti dell’atteggiamento ipocrita di “Comunità” controbilanciato però dalla ricerca di contatto e scambio con le persone, l’altro visto come potenziale insidia ma soprattutto come opportunità di creare rete. Non è un invisibile, Janek; il suo temperamento, l’italiano parlato bene uniti alla curiosa intraprendenza attraggono la gente del quartiere, quelli con la vita normale, e poche ma solide amicizie.
A più di metà del libro il nastro si riavvolge tornando nel suo passato avventuroso, in una Polonia combattuta tra Solidarność e le ombre del regime sovietico dove la sua giovinezza rifugge dalle gabbie ideologiche pur facendone intravedere il fascino vestito di contraddizioni. Dopo aver vissuto un periodo in Russia, aver riparato centrali nucleari, partecipato a una missione in Afghanistan, il protagonista recide, tradito, i suoi legami con la ex moglie e con la famiglia d’origine. Va prima in Germania e sta per trasferirsi in Finlandia ma un caso lo porta in Italia, dove si riallaccia la narrazione.
L’autore ci ricorda che “questo è un racconto non diario di un capitano di barca” e infatti nel suo italiano imperfetto e originale – in cui talvolta sorge il dubbio su quanto abbia inciso un oculato lavoro di editing – sporco di dialettismi ed errori come di formidabile ritmo e nitore, ci riporta dritti a ciò che è più importante: l’amore assoluto, talvolta estremo e tumultuoso, per una donna con cui ha condiviso un quarto di secolo, Marta, e il peso indicibile della sua perdita. Le parole infine si spengono in un doloroso silenzio, ma non la volontà di Janek, la sua fiducia negli esseri umani, la caparbietà di sopravvivere.
Casa editrice: Sellerio
Collana: Il contesto
Pubblicato a: maggio 2024
N. pagine: 152
Sull’autore: Janek Gorczyca è nato nel 1962 nel Sudest della Polonia.
Vive a Roma dagli anni Novanta.
Fa il fabbro e non ha fissa dimora.

