Molti romanzi d’esordio vengono definiti luminosi, anche quando hanno tinte fosche. Tornerà la primavera di Nadia Noio, pubblicato da Fazi, merita la definizione a pieno titolo, anche in senso letterale. È luminoso perché riesce ad allargare lo sguardo, senza alcuna paura di raccontare molte storie insieme e intrecciarle, muovendo il filo del tempo. È luminoso perché sa trattare temi di vita e di morte con ironia e leggerezza, inondando le pagine e chi legge di calore e di luce. Va detto senza inutile prudenza: qui siamo di fronte a una moderna Isabel Allende. L’autrice non nasconde – e fa bene – la sua passione per la letteratura sudamericana da cui prende soprattutto la generosità immaginifica e la ricchezza della scrittura.  

Non a caso, nell’affresco familiare lungo un secolo (1860-1990), incontriamo in territorio campano e nei vicoli di Napoli diversi personaggi con qualche dote sovrannaturale – eppure umanissimi – che vivono alterne fortune, affrontando come possono e con la giusta dose di fatalismo il destino avverso. 

“Non si trattava di fare fatture, né di prevedere il futuro, erano certi spifferi di vento che l’avvertivano del bene e del male che c’era intorno.”

Sullo sfondo, lo strazio e la ricostruzione di due guerre, il fascismo della gente e quello dei fascisti-fascisti, il terremoto dell’Irpinia: la vicenda è raccontata dalla parte del popolo. Ad aprire  le danze è la Piccerella, giovane sprovveduta e di buon carattere a servizio presso un’aristocratica famiglia napoletana. Avrà un bambino, Orlando – figlio mai riconosciuto dal padre, forse il suo padrone –  che crescerà libero, generoso e felice.

“La Piccerella credeva a tutto quello che vedeva e anche a quello che non vedeva, allo stesso modo, senza curarsi del confine tra cos’è possibile e cosa no. Così, secondo le sue convinzioni, da quella ostinata pianta di cavolo un giorno poco lontano avrebbe potuto sentire il lamento di un bambino, lo stesso che, da lì a poco, avrebbe ascoltato tutti i giorni e tutte le notti.”

Orlando sarà il capostipite, assieme alla moglie Luisa – nata con il dono della preveggenza –, di una famiglia stravagante e numerosa che vivrà a lungo nella Casa del patio, circondata da simboliche piante magicamente rigogliose. Come a dire, la vita continua e si moltiplica, sempre, nonostante tutto.

“Il terremoto di Casamicciola, quello che Orlando sentì innanzitutto attraverso la suola delle scarpe, scosse le coste della vicina isola d’Ischia e fu tanto rovinoso da entrare negli annali e nei modi di dire.”

La stirpe crescerà e attraverserà la storia, con figli, nipoti e congiunti tratteggiati dall’autrice secondo i loro segni particolari. Tra loro c’è chi vive di espedienti, chi improvvisa un mestiere, chi sogna di eguagliare il mago Houdini, chi torna dalla guerra e prende i voti, chi convive per tutta la vita con la jella nera senza mai essere scansato dagli altri.

Le donne del romanzo – Piccerella,  Luisa, ad Agnese, e l’indomabile e coraggiosa Lucia-  come le meravigliose donne della Allende hanno più carattere e risolutezza degli uomini, e sono legate tra loro nel tempo da un filo di magia:  su di loro aleggia il personaggio geniale del fantasma di zia Rosalba, che con i suoi abiti ottocenteschi farà parte della famiglia per decenni.  

La passione del raccontare di Nadia Noio e la sua scrittura ammaliante le permettono di pennellare intere genealogie senza insistere troppo su nessun personaggio, riuscendo tuttavia a farceli amare tutti. Di parlare d’amore senza indugiare in sentimenti indissolubili, ma rendendo palpabile lo scorrere della vita.

“Non capivo se fosse pranzo o cena, se fosse giorno o notte, ma vi dico che quella è stata una gran festa.”

 


Casa editrice: Fazi Editore
Collana: Le strade
Pubblicato a: giugno 2025
N. pagine: 264

Sull’autrice: Nadia Noio, nata a Mugnano e cresciuta a Napoli, è archeologa. Oggi vive e lavora a Padova. Tornerà la primavera è il suo primo romanzo.