Nel suo esordio narrativo Tu vivi, Giada Messina Cuti, attraverso la vicenda di Dalia, esplora con delicatezza il tema dei legami familiari, rivelando quanto la loro mancanza possa segnare il percorso di una vita e in che modo questa potrebbe trasformarsi se fossimo in grado di orientarne l’esito.

La narrazione si svolge tra Golfo Girone, in Sicilia, Mestre e Londra. Dalia nasce da una madre tossicodipendente, morta poco dopo il parto avvenuto “nella piccola costruzione abbandonata senza porte”. Felice, testimone casuale, commosso e abbacinato dalla creatura, la prende con sé: 

“Felice ha le lacrime che si affollano sul balcone degli occhi per dire la loro, ma si impegna a non lasciarle prevaricare e dice solo: Che ne sarà di lei?”

Nella prima parte i personaggi vengono tratteggiati con la leggerezza e l’efficacia di un dipinto impressionista: pochi tratti, netti e mirati, bastano a dipingere il movimento interiore di ognuno di essi.

Felice è buono, sensibile, ama Dalia anche per Franca, sua moglie, che invece non riesce a darle spazio: “Il piacere più sublime per il suo animo è l’arredamento di interni”. 

Dalia cresce tra libri e sogni inquieti, trovando nei libri il legame che non riesce a costruire con le persone. Oltre a Felice, trova rifugio nella nonna Brigida, a cui confida  i sogni “dettagliati, contorti, sconvolgenti” che la tormentano: 

“A cosa servono i sogni? […] A volte sogno che sono un animale. Una volta ero un maiale e ho mangiato un uomo, non ho avuto paura ma le ossa sotto i denti scrocchiavano e quando mi sono svegliata mi veniva un po’ da vomitare.”

Per evitare pettegolezzi su questa figlia “selvatica”, Franca decide di trasferire la famiglia a Mestre. Il cambio di ambientazione segna anche un cambio di tono: dalla solennità e lirismo dello stile di apertura si passa a una lingua più cruda e disillusa. 

“A Mestre la tinta del cielo è spesso annacquata, c’è un umido rognoso e mordace.”

Qui i legami familiari si sfaldano. Dalia, Franca e Felice seguono direzioni diverse, e Dalia scivola in una spirale pericolosa: 

“Il senso di colpa per la sera precedente arriva al mattino, si presenta prima che Dalia apra gli occhi ma lei è pronta, lo aspetta, sa cosa ribattere: Questo non è quello che prendeva mia madre.”

Il romanzo è popolato da figure femminili dense di simbolismo: Brigida e Gemma incarnano la tradizione e i ruoli imposti. Brigida è isolata da una riverenza nobiliare, Gemma segnata da violenze in una famiglia di braccianti analfabeti. Franca, invece, rappresenta una libertà emotiva che si traduce in distacco: la libertà di scegliere. 

È proprio questa libertà che apre l’ultima parte del romanzo, a Londra, dove Dalia si emancipa dalle dinamiche che la imprigionano. E cambia di nuovo registro, si fa onirico e visionario. Il realismo magico prende forma nei sogni di Dalia, che diventano la chiave del racconto: che sentieri prende la vita quando siamo noi a decidere?

L’incedere della storia è magistrale: la prima parte, solenne e dolcemente malinconica, tesse un tappeto rosso che al centro del romanzo d’improvviso si squarcia, ma è proprio allora che Dalia scopre che con un tappeto, a volte, si può anche volare.

 


Casa editrice: Guanda
Collana: Narratori della Fenice
Pubblicato a: ottobre 2025
N. pagine: 272

Sull’autrice: Giada Messina Cuti nasce a Trieste da genitori siciliani. Esordisce nel 2003 con il blog umoristico I gatti senz’altro si arrangerebbero. È autrice di poesie e scrive per il teatro. Tu vivi è il suo primo romanzo.