A voi, che mi avete cambiato la vita. La dedica che Matteo Reccagni ha scelto per il suo romanzo d’esordio ne descrive perfettamente il significato. L’autore ha scelto di raccontare un’esperienza personale che sin dalle prime pagine ci porta in un mondo molto più grande del suo. Quel mondo che sin dal titolo si vuole cambiare, che riguarda la vita e il destino dei bambini segnati da abbandono e violenza. Ci troviamo all’interno di una casa-famiglia – dove resteremo per tutto il tempo – gestita da Pietro, voce narrante, con sua moglie Vittoria, assieme all’educatrice Giulia e all’assistente sociale Elisa. Una casa che è una vera casa: uno zerbino arcobaleno, una grande cucina, le pareti colorate.  I suoi ospiti, che vivono con Pietro, Vittoria e  loro figlio Luca, sono attualmente due bambini piccoli, Giulio e Mario, e due ragazzi, Alice e Fabio. 

“Io, mi sembra, stando qua, ho l’impressione di non conoscere più il significato della parola famiglia, il significato della parola casa”:

Pietro si rivolge a ciascuno di loro e a chi lavora con lui in una sorta di diario frammentato, scegliendo una forma letteraria che richiama subito alla mente il bellissimo L’arte di legare le persone di Paolo Milone. 

“Quindi arrabbiati, Giulio, lascia che ti bruci dentro, la rabbia e che scavi i solchi che ti fanno così male, poi buttala fuori.”

Con questi dialoghi, sia interiori che ad alta voce Pietro racconta le storie di ciascuno iniziando dalla propria: un insegnante con una sua famiglia che si trova a gestire nuovi e profondissimi legami affettivi con bambini allontanati dalle loro case e l’enorme responsabilità di essere riconosciuto da loro come papà Pietro. Il valore della scelta di Pietro e di tutti coloro che si dedicano ai minori in difficoltà è il tema centrale del romanzo e la sua parte più interessante. L’autore ci fa vedere con chiarezza cosa significa svolgere un lavoro che non ha di fatto turni né orari, da cui non si può staccare mai, che implica un fortissimo coinvolgimento emotivo, che di fatto è una sorta di genitorialità temporanea che include notti insonni, pianti asciugati, paura, ma anche sorrisi, abbracci e speranza. Qualcosa che spesso si fa fatica a sostenere, ma che in cambio offre moltissimo.

“Forse il tentativo di raccontare questi tre anni, non sono altro che un modo per mostrare a me stesso di allora tutto quello che mi sarei perso se avessi preso un’altra decisione.”

Pietro si chiede spesso se sia la persona giusta per questo ruolo, se soprattutto sia in grado di sostenerlo, in particolare nei momenti più duri.  Osserva con interesse e ammirazione l’approccio femminile, naturale e pratico, di Vittoria e delle operatrici, riconoscendo la complementarità del suo ruolo. La gestione della sofferenza di un bambino o di un’adolescente è un impegno grande, che richiede un grande cuore ma anche grandi spalle, quelle che Pietro rafforza giorno per giorno e che lo aiuteranno anche e soprattutto nel momento del distacco. Gli ‘ospiti’ un giorno troveranno un’altra casa, forse per sempre, e quelle stanze colorate diventeranno il rifugio di qualcun altro da accogliere, proteggere, amare, lasciar volare via.

“Poi pensavo alla bellezza di un giorno così, pensavo alla fortuna di saper rompere gli schemi, e alla sensazione di essere nel posto giusto.”

La portata emotiva del romanzo non deve distrarre dalle ottime doti di scrittura di Reccagni, che va in profondità mantenendo una grande delicatezza, con un’ottima cura lessicale e sintattica. Il frammento è l’unità di misura che ha scelto per accompagnarci per mano dentro la casa e mostrarci il mondo coi suoi occhi. Un libro prezioso su un tema poco trattato in narrativa e un autore che ha ancora molto da raccontare. 

“Si potrebbe pensare che accogliere non sia un gesto talmente grande da cambiare il mondo, ma io credo che, quando mi hanno accolto in casa-famiglia, loro hanno cambiato il mio di mondo.”

 


Casa editrice: Eretica
Collana: Mendel
Pubblicato a: luglio 2025
N. pagine: 168

Sull’autore: Matteo Reccagni, bresciano d’origine, vive in provincia di Verona dove gestisce una casa-famiglia per minori insieme alla moglie e ai due figli. Frequenta la facoltà di lettere moderne e, nel frattempo, fa il supplente, l’educatore e il papà. Un modo di cambiare il mondo è il suo primo romanzo.