Un esordio sorprendente con una storia che inizia dalla sua conclusione. L’insostenibile leggerezza della verità diventa un macigno che Heron, uomo mite e pacato, è riuscito a custodire e nascondere per quasi quarant’anni: quando scopre di essere gravemente malato, comincia a fare ordine nella propria vita. Tra vecchi estratti conto, pagelle e carte di ogni tipo, riaffiora la scomoda verità che  – con la complicità della madre e di alcuni conoscenti – ha sempre nascosto a Maggie, la sua unica figlia. Verità che rimanda al 1982, quando sua moglie Dawn, all’età di ventitré anni, si innamora di un’altra donna, Hazel. Da quel momento la sua vita e le certezze su cui era costruita si sgretolano in maniera irreparabile. 

“Lo ha sposato perché era la cosa giusta da fare, questo è tutto. Le persone lo fanno continuamente, non è stato uno sbaglio. […] Entrambi, ha sempre pensato, avevano provato più che altro gratitudine nel giorno del matrimonio”.

Maggie cresce con la convinzione di essere stata abbandonata. Non fa mai domande: parlare della madre in casa è tabù. La trama si regge su un equilibrio precario, una bugia che Heron ha scelto di raccontare e reiterare nel tempo, convincendosi che fosse l’unico modo possibile per “proteggere” la figlia. Ma ora che è anziano e malato, la verità si ripresenta quasi per caso, portando con sé un turbinio di sentimenti contrastanti che agitano l’animo inquieto di Maggie. 

“Diventerai così tante persone nella tua vita che un giorno ti guarderai indietro e alcune non le riconoscerai nemmeno”.

Una storia apparentemente “semplice”, da cui Claire Lynch ricava un romanzo sul dolore privo di accanimenti, senza il desiderio di stupire o straziare il lettore. Un riflettore puntato su una condizione tutt’altro che rara nel Regno Unito degli anni Ottanta – come l’autrice documenta nel testo –  dove essere una madre omosessuale coinvolta in una causa di divorzio significava, nella maggior parte dei casi, perdere la custodia dei figli.

“Immaginare che un altro mondo fosse possibile. Questo non significava che ci credessero”.

Nella prosa prevale il non-detto: i personaggi si trovano sempre davanti al fatto compiuto; il lettore vive le loro reazioni, ma non prende mai parte ai processi durante il loro sviluppo. Una scrittura asciutta e disincantata, quasi didascalica, che lascia ampi margini di riflessione e molto spazio all’interpretazione. Il romanzo, da cui emerge una voce decisa e allo stesso tempo delicata, è il  risultato di tante realtà che, sommate, accomunate e comparate, danno vita a un artificio narrativo capace di mostrare uno spaccato del Novecento britannico ancora oggi di forte attualità.

Una storia che sembra incredibile e che, invece, «non vale due colonne su un giornale», per dirla con le parole di Francesco Guccini. 

Una questione di famiglia è di fatto uno strumento di denuncia. Una fotografia nitida che ci fa comprendere quanti passi avanti siano stati fatti, ma anche quanti ancora sia necessario compiere affinché ognuno possa vivere in piena libertà la propria identità e il proprio essere. Perché lo scopo della legge, in fondo, è tutelare i diritti fondamentali, quelli che a Dawn, e a tante come lei, sono stati negati ingiustamente.

“È stato il lavoro di una vita intera, quello di imparare a vivere con la perdita. Vedere ciò che altri hanno conquistato. La fregatura di nascere in un momento leggermente diverso, o in un posto leggermente diverso, cose che possono essere un dono o un prezzo da pagare”.

 


Titolo: Una questione di famiglia/ A Family Matter
Autore: Claire Lynch
Casa editrice: Fazi Editore / Chatto & Windus
Traduzione: Velia Februari
Pubblicato a: luglio 2025/ maggio 2025
N. pagine: 216 / 224

Sull’autrice: Claire Lynch è docente universitaria e studiosa di Letteratura inglese e irlandese. Small: On Motherhoods, il suo memoir sulla creazione di una famiglia con sua moglie, è stato pubblicato nel 2021 e ha ricevuto entusiastici consensi da artiste del calibro di Bernardine Evaristo, Philippa Perry ed Emilie Pine. Vive a Windsor con la moglie e tre figlie. Una questione di famiglia è stato venduto in undici paesi prima dell’uscita.