Quante volte ci troviamo di fronte a effimere quanto ordinarie interazioni nella piattaforma virtuale dei social del tipo: “Ma chi è che mette i “dislike?”, “Se mi date una mano raggiungo diecimila ‘follower’!”, “Ma come si fa a seguire questo sfigato?”. Ora, chi ci può assicurare che siamo veramente noi a digitarle? Una realtà di per sé simulata ci fagocita – avatar di noi stessi – a ‘chattare’ con estemporanei e abitualmente ringhiosi interlocutori, e a ritrovarci spesso ‘taggati’ da compulsivi collezionisti di ‘like’. E siamo poi sicuri che quello che circola in rete sia proprio la verità? Abbiamo i mezzi per distinguere una storia vera da una modificata ad arte, o magari del tutto inventata?
È su questo plot di equivoci e malevole intenzioni che Javier Perez, protagonista di Vittima, romanzo d’esordio dello scrittore statunitense Andrew Boryga, costruisce il suo ‘profilo’ ambizioso, menzognero e senza scrupoli, per conquistare consenso e fama nello sterminato magma del web. Pubblicato in Italia dall’editore 66thand2nd con la traduzione di Violetta Bellocchio, il libro, tagliente e spietato, ha suscitato grande interesse negli Stati Uniti ed è stato finalista al Gotham Book Prize 2025, mentre in Italia il protagonista è stato definito dalla rivista Rolling Stone “un Martin Eden del XXI secolo”, amareggiato e disilluso.
Se è vero che si scrive sempre di sé stessi, ecco un caso esemplare. Rivela Boryga che la molla ispiratrice di Vittima – ben dieci anni di travaglio creativo – gli è venuta come naturale reazione alla consapevolezza che tutti i giornali con cui collaborava gli chiedevano esclusivamente storie identitarie, legate alla sua infanzia povera nel Bronx o alla sua famiglia di Portorico. Il libro è allora una denuncia della mercificazione dei sentimenti e della sofferenza. La sua creatura letteraria, Javier, il giovane di colore con madre portoricana, dopo aver visto assassinare il padre narcotrafficante davanti ai suoi occhi, sollecitato da insegnanti protettivi, preso a simbolo da militanti intransigenti, coccolato da una fidanzata paladina dei diritti delle minoranze, capisce che fare la ‘vittima’ può rappresentare una facile scorciatoia per l’ascesa sociale e un trampolino d’accesso all’industria culturale. Ma soprattutto può garantirgli l’indispensabile visibilità della rete.
“Il mio pezzo aveva colpito nel segno. Aveva abbattuto un muro invisibile, per diventare una di quelle cose di cui tutti quanti online sembrano sapere qualcosina, anche se in realtà non ne sapevano nulla. […] Questa era una botta molto diversa. Non era solo attenzione. Era riconoscimento. In fronte mi avevano stampato un timbro bello grosso. Twitter a quel punto garantiva la mia autorità”.
Collaboratore per una testata di prestigio, scrive storie manipolando i fatti, piegandoli a proprio vantaggio, spinto dal sogno di diventare uno scrittore famoso. Finirà ossessionato a controllare il contatore dei ‘follower’, alla ricerca disperata del consenso digitale, dell’empatia al silicio.
“Sono andato sul mio profilo Twitter, dove di solito avrei trovato una o due nuove notifiche. Ma stavolta ce n’erano più di cento. Quel numerino bianco dentro una bolla blu sembrava un trofeo. Ho ricaricato la pagina e ho visto quel numero salire. Nuovi follower, persone mai incontrate, che citavano le mie parole, condividevano il pezzo, mi coprivano di lodi”.
Finché arriva l’apocalisse finale, forse un po’ forzata ma, anche per questo, divertente.
Scritto con ironia feroce che non lascia spazio a sensi di colpa o pentimenti, il libro sfrutta il continuo, retorico dialogo con sé stesso del protagonista per inserire la battuta bruciante, l’azione più ipocrita, l’ammissione più paradossale, che pure trovano la giusta misura nella costruzione del narratore reo confesso di una biografia montata per strappare emozioni contraffatte ai lettori. Lanciato nell’universo dell’apparenza, Javier è circondato da “umane” maschere ai confini con la macchietta, funzionali alla graffiante satira di Boryga. Che siano professori premurosi o indottrinati attivisti, o ancora giornalisti spietati, tutti appaiono figure amplificate, caricature finalizzate a smascherare il falso pietismo, l’indifferenza dei sentimenti, lo squallore dell’arrivismo. Javier troverà solo in Gio, il suo amico d’infanzia, l’antieroe del racconto, l’estremo baluardo che lo terrà ancorato alla realtà vera, quella che non sa nulla di ‘tweet’ e di ‘mi piace’, dove esistono ancora le parole affetto e famiglia.
Titolo: Vittima / Victim
Autore: Andrew Boryga
Casa editrice: 66thand2nd / Doubleday
Traduzione: Violetta Bellocchio
Pubblicato a: maggio 2025 / marzo 2024
N. pagine: 324 / 281
Sull’autore: Andrew Boryga è cresciuto nel Bronx e vive a Miami con la famiglia. Ha scritto per The New York Times, The New Yorker, The Atlantic e per altre testate. Ha frequentato il Tin House Writer’s Workshop e ha tenuto corsi di scrittura per studenti e detenuti. Vittima è il suo romanzo d’esordio.

