C’è una tensione irrisolta in Vladimir di Julia May Jonas ed è il risultato di una scelta precisa: quella di parlare di trasgressione senza trasgredire, di scandalo senza scandalizzare e di desiderio senza lasciarsi consumare da esso. Ancora oggi, come aveva notato Anna Banti, «viviamo fra una moltitudine di conformismi e il più pericoloso è il conformismo del non conformismo», il romanzo di Jonas, però, prende una strada diversa e, probabilmente, più coraggiosa ma anche prudente.
Vladimir, finalista al National Book Award 2022, racconta di una professoressa di letteratura femminista in una piccola università del New England, il cui mondo crolla quando emerge uno scandalo che coinvolge il marito, anche lui professore, che in passato ha molestato diverse studentesse. Invece di focalizzarsi solo sullo scandalo, Jonas fa scivolare la narrazione verso un’ossessione “inaspettata”: l’infatuazione della protagonista per Vladimir, uno scrittore e collega insegnante. È intorno a questo espediente che si sviluppa il romanzo e Jonas propone quello che Barthes – probabilmente – avrebbe riconosciuto come un “testo di piacere” che appaga senza scardinare, offre trasgressione senza conseguenze devastanti.
Era come se si fosse aperto per me un mondo completamente nuovo, o se non un mondo, un abisso, senza fondo: un’esperienza continua dell’esaltante delirio della caduta.
L’operazione di Jonas è prudente perché da una parte muove i fili con estrema abilità creando un romanzo ben equilibrato, strutturato e completo. Dall’altra, proprio questa sua struttura, potrebbe apparire penalizzante. La vera crisi viene mostrata e analizzata ma mai effettivamente affrontata: questo modo di narrare fa vacillare le certezze del lettore che si trova – nonostante la situazione – quasi a simpatizzare con la protagonista che, anche quando sembra perdere lucidità, rimane sempre un personaggio genuino, con cui si rimane in sintonia. Nell’opera non c’è una vera esplosione: tutto si ricompone ogni volta, Jonas sembra non voler compromettere a pieno la vita dei personaggi lasciandoli così in un limbo di incertezza che è l’elemento di forza del romanzo; anche quando il climax raggiunge il suo apice, accartocciandosi poi su sé stesso.
Il dolore spinge la gente a pensare le cose più assurde.
È come se l’autrice costruisse deliberatamente una situazione destinata a mettere in crisi ogni certezza morale per poi sottrarsi all’ultimo passo. Non perché manchi estro narrativo, ma perché il vero oggetto del romanzo non è la caduta. Vladimir non racconta ciò che accade quando si oltrepassa il limite; racconta ciò che accade quando si continua a camminargli accanto. La protagonista desidera, fantastica, mente, si autoassolve e si contraddice, ma raramente precipita. È una figura che resta sospesa tra impulso e autocontrollo, tra trasgressione e rispettabilità e proprio per questo appare sorprendentemente credibile e viva.
Le cose funzionano perché funzionano, perché apro una porta e poi l’altra, perché scopro che la tranquillità può essere una delle più grandi forme di libertà.
Questi tratti caratterizzano anche gli altri personaggi che, nelle loro sfaccettature e imperfezioni, risultano particolarmente efficaci. Sono altalenanti e imprevedibili, insinuano costanti dubbi nel lettore che si trova di fronte a una trama che, nonostante la linearità, non concede approdi sicuri di interpretazione. Vladimir è un’opera matura e consapevole in cui l’ambiguità dei personaggi convive con una costruzione narrativa controllata; ed è in questa irresolutezza, più che nello scandalo o nella trasgressione, che Jonas trova la materia più autentica del suo romanzo.
Titolo: Vladimir
Autrice: Julia May Jonas
Casa editrice: La nave di Teseo / Avid Reader Press
Traduzione: Tiziana Lo Porto
Pubblicato a: marzo 2026 / febbraio 2022
N. pagine: 336 / 256
Sull’autore: Julia May Jonas è una scrittrice e regista teatrale. Ha insegnato Teatro presso lo Skidmore College e la New York University, e vive a Brooklyn con la sua famiglia. Vladimir , scelto come libro dell’anno da “The Washington Post”, “Time”, “The Guardian”, è il suo romanzo d’esordio, da cui è tratta l’omonima serie Netflix con Rachel Weisz, Leo Woodall e John Slattery.

