In un borgo della provincia veronese, negli anni Trenta, Teresa ed Ester crescono come sorelle, stessa casa, stesso latte, le stesse preghiere sussurrate alla Madonna nera. Ma sorelle, non lo sono davvero. È un legame che sembra un destino acquisito, finché il destino (o le loro scelte?) non le allontana. Da quel momento il romanzo smette di raccontare la storia di un’infanzia condivisa e diventa la confessione, a distanza di decenni, di un rancore mai sciolto: la voce narrante è quella di Teresa anziana, sola in una casa “ferma da tempo, come me. Niente si muove se non lo muovo io”, che lascia riaffiorare i ricordi uno alla volta, senza cercarli.
Il cuore del romanzo, però, non è tanto il momento in cui il rapporto si incrina, quanto la scoperta che quella crepa ha radici antiche, che quel sentimento che Teresa non sa riconoscere, che la fa sentire in colpa, esisteva già molto prima che le loro sorti si ribaltassero.
Da bambina Teresa non desidera solo la vicinanza di Ester, desidera diventare lei: “Facevano finta di scambiarci e io speravo che, se ti avessi seguito sempre, alla fine sarei diventata come te.” Un sentimento che non trova nome ma cresce in silenzio, esacerbato dall’arrivo di Sara, la nuova matrigna di Ester:
“Sara ti accarezzava e ti baciava come Madre non aveva mai fatto. Gesti che in casa nostra non esistevano. Mi suscitavano una fitta di imbarazzo e un’altra cosa, nuova, che mi premeva sul petto e mi dava fastidio. Io mi immergevo nei libri. Il maestro me ne aveva dati alcuni per l’esame di licenza. Ma dopo cena, seduta al banco da lavoro con mio padre, le pagine mi scorrevano davanti senza che ne capissi il senso. Il ratatatà dal sottoscala mi inchiodava i pensieri. A volte smettevo di fingere e venivo a spiarvi. La porta era sempre aperta, come se lo faceste apposta, per farmi vedere la complicità che vi legava. Ridevi con lei come non avevi mai fatto con me.”
Quando per Ester si apre la possibilità di una vita diversa, in città, accanto a Sara che la ama come una figlia e le insegna il mestiere di sarta, Teresa resta nel borgo. La Storia, sullo sfondo, funge da acceleratore del conflitto tra le due donne, toglie a Teresa l’amato padre e la possibilità di studiare, normalizza la sopportazione del dolore, rendendo sempre più sottile il confine tra ciò che si sopporta per affetto e ciò che si coltiva per rancore.
“Ma la guerra si era allungata come un inverno storto […] E intanto ci si abituava. A mangiare poco. A stare male.”
Quando il dolore di Teresa arriva a un punto di non ritorno, prende la forma di un atto preciso e segreto, una preghiera: “E mi tornava in testa la preghiera alla Madonna nera. L’avevo detta piano, ma tu non lo sai quanto forte si sente quando si prega contro qualcuno”.
Per poi trasformarsi in rimpianto: “La nostalgia si fece largo dentro di me, ma non la lasciai passare. La schiacciai sotto il peso del rancore.”
Come sorelle, esordio di Elisa Bellero, richiama una tradizione narrativa che va dall’ambientazione contadina e il peso quasi liturgico della superstizione di Grazia Deledda fino ai rapporti femminili complessi e oscuri di Elena Ferrante. La differenza rispetto a entrambe è di registro: Bellero resta quasi sempre sul piano sensoriale, non spiega mai il rancore di Teresa, lo lascia emergere nel corpo prima che nella coscienza, lasciando al lettore il lavoro interpretativo.
Bellero non cerca di assolvere la sua protagonista, le concede solo la possibilità di raccontarsi, ed è proprio la voce narrante – dura, rabbiosa, persino cattiva, ma sempre dolente – la vera forza del libro; e anche la condanna di Teresa.
“Come se la felicità degli altri fosse sempre una perdita per me. Per loro i sorrisi e i sogni. Per me la fatica. Lo pensai, e subito me ne vergognai.”
Casa editrice: Edizioni E/O
Pubblicato a: giugno 2026
N. pagine: 240
Sull’autrice: Nata a Soave, in provincia di Verona, Elisa Bellero si è laureata in Lettere classiche e lavora nell’ambito della comunicazione e del marketing. Il suo racconto La parrucca di famiglia ha vinto la decima edizione del Premio letterario Zeno, nella sezione racconti brevi. Come sorelle è il suo primo romanzo.

