“Guardatela adesso che ha pochi anni e non conosce ancora l’odio perché non sa che dietro quella parete sta arrivando la sua disgrazia più grande, fatta di mani, gambe e braccia più piccole delle sue, eppure capaci di far uscire di bocca a sua madre una voce spaventosa che non ha mai sentito.”
A Ostro, immaginario paesino dell’entroterra campano, Teresa – sui cinque anni, seduta a terra coi piedi gelati – ascolta i lamenti della madre che sta dando alla luce Amalia. È l’ultima notte che vedrà il suo viso – Maria non ce la fa, troppo il sangue, troppo il dolore – e pure il primo momento in cui un odio feroce si manifesta nella vita della piccola protagonista. Con Nel nome tuo, esordio curato da Edizioni Ventanas, Maria La Tela viene a parlarci di Sud, di strazio e famiglia. E soprattutto di donne. Le tre parti che scandiscono il romanzo – rispettivamente ‘Dell’odio’, ‘Della purezza’, ‘Del suo stesso sangue’ – hanno al centro Teresa e la sua formazione, ma danno ampio spazio anche ad Amalia, Ersilia, Luciè, Flora; e ancora Anita, Miriam, Nunziata: sono amiche, sorelle e madri, serve, balie, monache; timide, sfrontate, mute o furenti, una carrellata di personaggi femminili ben tratteggiati che la penna dell’autrice riesce a mostrare, descrivendone i gesti o l’atteggiamento dei volti, prima ancora che a raccontare. I luoghi della provincia, dai vicoli arsi dal sole alle celle spoglie del convento, portano una eco di verismo, mentre l’atmosfera si fa più cupa dando corpo al senso di colpa di Teresa nella figura di un uomo calvo che la spia, un’allucinazione incarnata in un fantasma scuro, sempre più vicina quanto più ci viene rivelato della storia.
Nel nome tuo è un romanzo di trama ben strutturato: le vicende delle due sorelle – bella la minore, gentile e mite nella casa di famiglia, l’altra tormentata da un dolore troppo grande, isolata nella preghiera, ostinatamente lontana da tutti per anni – si intrecciano con quelle dei personaggi secondari (i fatti tra Teresa e Anita, una giovane novizia, sono centrali nell’arco di trasformazione della protagonista) fino al finale inaspettato.
“«Nonna una volta ha confidato a nostro padre che secondo lei tu c’avevi gli occhi pure dietro la testa, vedevi tutto, non eri ʼna criatur’ Terè, ma ʼna vecchia!». Teresa sente il pianto spingere in gola. «Me lo ricordo bene». Amalia fissa il vuoto, cerca le parole. «Ha detto che nostra mamma era avvilita, si dannava perché non ti sapeva intrattenere con nessun gioco, perché tu non giocavi, Teré! Tu guardavi assaje, senza parlare. Lei t’agghindava con i fiocchi, e tu ti menavi nel terreno».”
Teresa è un personaggio ambiguo, disturbante. Prima una bambina solitaria che coltiva livore, in seguito una donna subdola e gelosa che nel dialogo con Dio trova sollievo reale alla paura di essere folle, ma anche giustificazione ai suoi gesti sadici. Il lettore la compatisce, ne prende le distanze, alla fine la comprende. Il ritmo della narrazione è sostenuto, gli eventi molti – sullo sfondo, ma non troppo, la seconda guerra mondiale – eppure ogni cosa sembra scorrere lenta nella vita di questo piccolo pezzo di Italia.
Finalista nel 2024 alla XXXVII edizione del Premio Italo Calvino («Il merito fondamentale della narrazione è di mostrare senza spiegare, senza abbandonarsi all’analisi psicologica: tutto è azione e gesti eloquenti, significativi»), Nel nome tuo è un esordio dalla prosa scarna sul dolore che si eredita, sulla cattiveria o, in altre parole, sulla mancanza d’amore.
Casa editrice: Ventanas edizioni
Collana: Parole
Pubblicato a: maggio 2026
N. pagine: 328
Sull’autrice: Maria La Tela è nata nel 1973 a Napoli, dove vive e lavora nel settore farmaceutico. Ha cominciato scrivendo racconti, molti dei quali sono apparsi su riviste e siti letterari. Nel nome tuo, il suo esordio letterario, è stato finalista alla XXXVII edizione del Premio Italo Calvino.

