È impossibile resistere a Eppure noi due di Giulia Marziali, campus novel pubblicato da Einaudi: gli ingredienti del suo già visibile successo ci sono davvero tutti. Una grande e contrastata storia d’amore, amicizie indissolubili, rapporti familiari complessi, l’affascinante contesto di Harvard e quello ancora più affascinante della ricerca archeologica sulle antiche civiltà Maya e Ittita. Fin qui l’aspetto cozy del romanzo, a cui si affianca e si intreccia un tema delicato e complesso come la malattia mentale giovanile. 

Per la prima parte del romanzo  la voce narrante segue il punto di vista del protagonista maschile. Filippo Scola è un dottorando romano specializzato in civiltà Maya, brillante e di bell’aspetto, amato dalla famiglia e dagli amici, malato di depressione dai tempi del liceo. Un male di vivere che cerca di tenere nascosto – persino ai suoi homemate James e Liam, a cui è legatissimo – e che lo abita con fasi anche molto gravi da oltre dieci anni. 

Filippo Scola si uccise il 7 gennaio del 2018. Tornò a casa, posò lo zaino sul letto e prese i sonniferi, pronti da mesi tra le vecchie spezie da cucina. 

A volte, per aggrapparsi alla vita, Filippo enumera gli oggetti che lo circondano, o cerca segni e coincidenze nelle cose che accadono. Per questo, dopo giornate nerissime,  il ritrovamento di una vecchia ecografia ostetrica tra le pagine di un libro diventa un’ossessione, un impellente mistero da risolvere. 

L’ecografia era l’immagine di qualcuno non ancora nato e lui qualcuno non ancora morto

L’incontro con Amelia Franchi – anche lei bella e brillante ricercatrice romana, dedicata però allo studio della civiltà ittita – sarà un nuovo appuntamento con il destino che darà presto il via ad un amore appassionante quanto impossibile, che richiama i moderni romance anglosassoni One Day di Mike Nicholls, o Persone normali di Sally Rooney. Un lunghissimo tira e molla che seguirà dapprima le forti difficoltà legate alla malattia di lui e poi, nella seconda parte del romanzo, il punto di vista di lei, a sua volta trattenuta dalle dolorose fratture familiari. Una coppia per cui tutti fanno il tifo – i loro amici, soprattutto, le famiglie e ovviamente i lettori: come si può immaginare non conosceremo il loro destino fino alle ultime pagine.

Amelia apparve il giovedì seguente. Fu come uno di quei miraggi nel deserto dei cartoni che guardava il pomeriggio dopo la scuola. Il coyote spelacchiato con la lingua a penzoloni che vede apparire nel giallo sfaldato dell’orizzonte una pozza d’acqua sotto una palma.

Il tema della depressione corre sul binario parallelo della narrazione ed è sempre presente in un gesto o un silenzio del protagonista.  Forse non esiste una vera guarigione, ma emerge limpido e scalda il cuore  il valore di cura della rete degli affetti, che rappresenta il pilastro del romanzo.

Cambiare idea, lasciare che l’innamoramento mettesse radici ai suoi piedi e risanasse il terreno malato da troppo tempo. Legarsi a lei, e grazie a lei legarsi ancora una volta alla vita.

Un esordio che può definirsi poderoso, sostenuto da una architettura solida e da una scrittura sicura e cesellata, ricchissima di particolari: c’è una grande cura nella descrizione fisica e interiore dei personaggi, del complesso ambiente universitario – il baronato è una piaga internazionale – e della animata convivenza del gruppo di amici (si mangia moltissimo!), oltre a una meticolosa documentazione sulle ricerche e i ritrovamenti archeologici.  

Si è travolti dalla grande generosità dell’autrice e dal respiro del romanzo, in contrasto con la tendenza minimale della narrativa recente, anche se forse qualche ‘asciugatura’ nei resoconti avrebbe lasciato fluire l’immaginazione, così come salta agli occhi qualche coincidenza di troppo, che agevola le cose ad andare al loro posto. 

Non resta che aspettare Filippo e Amelia sul grande e piccolo schermo.

La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi.”  Agatha Christie.

 


Casa editrice: Einaudi
Pubblicato a: giugno 2026
N. pagine: 400

Sull’autrice: Giulia Marziali è nata e vive a Roma. Durante i suoi studi ha vinto una borsa di ricerca per la sua tesi di Letterature comparate a Harvard. E lì, alla Widener Library, ha davvero trovato un’ecografia in un libro. Eppure noi due è il suo primo romanzo.